non è il mio 25 aprile

Questo non è il mio 25 Aprile e non lo sarà mai

Anche quest’anno il 25 Aprile non sarà “il mio” 25 Aprile. Una festa per ricordare la liberazione d’Italia dal nazifascismo, problema peraltro creato da noi stessi, senza un riferimento forte ed inequivocabile alla resistenza eroica del popolo d’Ucraina, anzi con la sua totale rimozione, non è la mia giornata. Non mi ci ritrovo e non mi ci ritroverò mai. Come non mi ritrovo in nessuna ricorrenza svuotata dai suoi significati, come non mi ritrovo nelle bandiere rosse e nelle bandiere della Palestina, come non mi ritrovo negli strilli contro il riarmo europeo che arriveranno dalle piazze del 25, puntuali, come la morte e come le tasse.

Ovviamente fatta eccezione per il solito club di volenterosi, sempre lo stesso e sempre più emarginato. E tra cui mi ci metto pure io. Emarginato tra gli emarginati nel giorno della resistenza mainstream.

Partigiani di serie B

Non voglio riaccendere le polemiche su ANPI, CGIL e compagnia cantante. Non mi interessa, si sono già squalificati da soli negli ultimi tre anni parteggiando palesemente per la resa di Kyiv all’orco russo.
Ma una reazione da parte della società civile e da parte della classe politica ingenuamente me l’aspettavo. Invece niente, anche questo 25 Aprile passerà senza che ne possa condividere gli ideali, quasi come se ne fossi ostile, un corpo estraneo.
Questo sarà un altro 25 Aprile di negazione della realtà della nostra Europa, di negazione dei gesti eroici quotidiani dei militari e dei partigiani ucraini, come se l’eroismo tutto morì quel giorno del 1945 e nessuno potrà più ricalcare quelle gesta. Una passerella di morti viventi che celebrano il sacrificio di una intera generazione ormai trapassata e che negano che qualcuno nei dintorni di Kyiv stia resistendo più eroicamente di come facemmo noi in quegli anni, come se esistessero partigiani di serie A e partigiani di serie B. Sarà un conglomerato di piccole e medie celebrità che negano ostinatamente che se il 25 Aprile oggi è un giorno di festa lo dobbiamo solo all’esercito angloamericano e che negano che il 25 Aprile si celebra la liberazione dell’Italia da noi stessi e dalla nostra smodata passione per il malaffare, per le dittature e per l’ignavia. Tutte cose da cui in realtà non ci siamo ancora liberati, ma vabbè non stiamo a fare gli schizzinosi.

Ricordare è doveroso, voltarsi dall’altra parte è invece criminale.
La resistenza ucraina è una resistenza pura contro un aggressore esterno, crudele, perverso e demoniaco. E’ davvero la lotta tra il bene ed il male, tra la luce e l’oscurità. Non è semplicemente una lotta partigiana per rimediare ai tragici errori del passato come la nostra, è invece una lotta per la civiltà e per la libertà di essere europei contro un invasore inumano. Se, come dicevo, esistono davvero nell’immaginario italiano partigiani di serie A e partigiani di serie B, per i motivi appena citati i resistenti ucraini sono indubbiamente di serie A.

L'Italia occupata e l'Ucraina occupata

Nelle piazze italiane del 25 Aprile si ricorderanno i partigiani italiani che hanno combattuto il nazifascismo, si ricorderanno le terribili condizioni dell’Italia occupata dai tedeschi e dalle camicie nere repubblichine. Si ricorderanno tante cose, molte inutili e molte altre distorte per maggior gloria. Ma qualsiasi discorso sul passato è svuotato da ogni significato se non si ricorderanno le condizioni di vita disumane nei territori dell’Ucraina occupata, se non si ricorderanno i bombardamenti quotidiani di mosca su Kyiv, Kharkiv, Sumy, se non si ricorderà il tentativo di sostituzione etnica imposta dai russi, se non si accennerà minimamente ai bambini ucraini deportati. E statene pur certi che non succederà.
Ogni 25 Aprile dal 2022 fino alla vittoria sulla russia non avrà più un vero senso se continueremo a pensare che il passato non potrà più tornare. Il passato è invece già qui, a pochi chilometri da casa nostra. Il nostro passato è in Ucraina e sta galoppando veloce verso di noi.

Se le piazze del 25 Aprile saranno solo il memorabilia del nostro inglorioso passato spacciato malamente per risorgimento di valori e di ideali, se l’Ucraina di oggi ed il pericolo russo incombente sulle nostre teste saranno rimossi dalle celebrazioni e se nuovamente non si apriranno gli occhi sulla nostra fragilità e sulla russia che “abbaia” ai nostri confini, beh fatemelo dire, i partigiani del ’45 saranno semplicemente morti per niente.
Ed un 25 Aprile di morti per niente non è il mio 25 Aprile e non lo sarà mai.

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