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Vergogna Italia: super export in Kirghizistan per aggirare le sanzioni alla russia

Quando una cosa puzza così tanto, spesso se scavi a fondo (neanche poi molto) il marcio lo trovi. 
I super dati ISTAT sull’export italiano verso il Kirghizistan (paese con nemmeno sette milioni di abitanti la cui economia si basa su agricoltura e allevamento di cavalli, pecore e bovini) hanno quell’inconfondibile profumo tutto italiano di fregatura. Fatta la legge, trovato l’inganno. Però nessuno ragiona sul fatto che aggirare le sanzioni alla russia mediante triangolazioni è gravissimo: permette a mosca di non rimanere isolata, di non far sentire il peso della pressione internazionale sui suoi cittadini e, colpa ancora più grande, consente al cremlino di continuare la guerra in Ucraina. Non è retorico dire che il sangue ucraino è sulle mani di molti imprenditori italiani.

Ma vediamo perchè analizzando i dati ISTAT sugli export italiani, prendendo in considerazione le variazioni del biennio 2022-2024 per le categorie con una maggiore variazione di export nella repubblica ex sovietica.

Abbigliamento e vino

Le sanzioni UE vietano le esportazioni verso la russia di capi di abbigliamento del valore di oltre 300€. Mi sono sempre chiesto come sia possibile che le boutiques di Armani e Dolce & Gabbana restino pienamente operative nelle principali città della russia senza questa tipologia di prodotti? E’ infatti difficile trovare un loro capo a meno di 300€, ed anche in questo caso probabilmente stiamo parlando di un semplice fazzoletto. Eppure il legame tra brand di alta moda e russia è finora parso indissolubile, come l’amicizia putin-Xi.
Anche per le bevande, dove ovviamente spicca il vino come principe del nostro export, vale lo stesso discorso per l’abbigliamento: non si possono esportare bottiglie pregiate dal valore di oltre 300€. Pur con questa limitazione l’export di vino in russia procede alla grande direttamente alla luce del sole: nel 2024 c’è stato un incremento del 79,9% di export diretto verso la russia e basterebbe già questo dato a sconfortarci, ma alcuni dati percentuali su paesi terzi fanno comunque riflettere.
I dati ISTAT ci consegnano una chiave di lettura interessante per questi due settori.
Nel biennio 2022-2024 abbiamo avuto i seguenti incrementi di export:
Export abbigliamento verso Kirghizistan: + 139%
Export bevande verso Kirghizistan: + 788%

Non voglio togliere nulla al buon gusto nell’abbigliamento e alla sete dei Kirghizi, ma…

Dati per le esportazioni vietate in russia

Ci sono poi quei prodotti la cui importazione è totalmente vietata in russia. La plastica ad esempio è soggetta ad embargo verso la russia, a ben vedere sarebbe anche vietato vendere una bottiglietta d’acqua di plastica ad un moscovita. Quindi come al solito le vendiamo in Kirghizistan. Semplice no?
Stesso discorso per i prodotti chimici, i minerali, le apparecchiature elettriche o il metallo che potrebbero essere utilizzati nell’industria militare.

Biennio 2022-2024
Export plastica verso Kirghizistan: + 2175%
Export legno verso Kirghizistan: + 373% 
Export prodotti chimici verso Kirghizistan: + 627%
Export prodotti minerali verso Kirghizistan: + 836% 
Export metalli verso Kirghizistan: + 850% 
Export mobili verso Kirghizistan: + 746% 
Export apparecchiature elettriche verso Kirghizistan: + 907%

Colpire i paesi triangolatori

Qui abbiamo preso solo in considerazione il caso del Kirghizistan, forse perchè il più clamoroso. Ma i vertiginosi aumenti dell’export italiano verso i paesi ex sovietici sono sotto gli occhi di tutti e puzzano tanto di triangolazione. Su livelli non molto dissimili troviamo anche Armenia e Kazakhstan.
Le sanzioni internazionali alla russia fanno male, molto male. Ma grazie alla “generosità” di molti imprenditori italiani fanno meno male del dovuto. Nei nuovi pacchetti di sanzioni è assolutamente necessario, anzi deve essere d’obbligo, colpire i paesi e le imprese coinvolte nelle triangolazioni con la russia. E’ fondamentale arginare questa pratica scorretta e deleteria, altrimenti non ne verremo mai a capo, non smetteremo mai di rifornire la russia di ogni bene di cui necessita per alimentare la sua macchina da guerra.

L’Italia è diventato uno dei primissimi esportatori vero queste repubbliche ex sovietiche, ed è l’ennesima vergogna di cui il nostro paese si sta macchiando e per la quale, sono sicuro, non pagherà mai. Italiani brava gente.

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