“Sono per l’Ucraina ma…” e la stagnazione di pensiero tutta italiana
Hanno destato scalpore (e preoccupazione) le parole dell’Onorevole Scalfarotto di Italia Viva che su X ha giustificato la scelta del veterocomunista governatore della Campania De Luca di invitare il direttore d’orchestra e propagandista russo Valery Gergiev ad esibirsi a Caserta. Non voglio entrare nel merito della polemica direttamente con Scalfarotto, che ho apprezzato all’inizio del suo impegno sull’Ucraina e poi apprezzato molto meno dopo alcune sue costanti prese di posizione sui russi, Navalny e dissidenti vari. No, non lo farò anche perchè nel suo ultimo post su X l’Onorevole Scalfarotto ha esplicitato il suo pensiero su arte, guerra e propaganda, non trovandoci nessuna correlazione. Direi che non c’è nulla da aggiungere.
Semmai questo denota il livello di abbandono del sostegno italiano all’Ucraina, dimostra che in tutti questi tre anni e mezzo di invasione su vasta scala, di Bucha, di Mariupol, di Bakhmut, di fosse comuni, di stupri, di uccisioni, di rapimenti di minori e, più in generale, di morte, nessuno nella politica italiana (e troppo spesso anche nell’attivismo italiano), neppure tra quelli che reputavo degni del “circolino dei migliori” ha mai approfondito la questione, mai studiato, mai fatto nulla. Sono ancora fermi ai concetti del 24 Febbraio 2022, quelli dell’assistenza emergenziale ai poverelli costretti a scappare e da lì non si sono mai mossi. E questo è preoccupante.
La stagnazione di pensiero
Ma come siamo arrivati a questo punto? Come si è arrivati alla resa del nostro pensiero critico e alla non-voglia di apprendere di più, di approfondire e di essere veramente utili a sostegno del popolo ucraino?
Molto probabilmente perchè anche nel circolino dei migliori la guerra in Ucraina è tutto sommato vista come un fastidio, come una cosa ormai tirata troppo per le lunghe. Eppure sappiamo che quando le cose si tirano troppo per le lunghe poi arriva la necessità di aumentare la nostra conoscenza per potervi porre un rimedio. Cosa che in Italia non è stata fatta.
Stiamo ancora discutendo se la cultura e la propaganda siano correlate, come se nessuno a scuola abbia mai studiato Goebbels. Stiamo ancora discutendo se invitare una Netrebko o un Gergiev sia una buona idea e non un tentativo di riabilitare i russi perchè, cosa vuoi, il popolo russo non ha colpe, l’unico criminale è putin. Stiamo ancora discutendo se, a questo punto, gli ucraini ci sono o ci fanno, perchè dopo tutti questi anni si permettono ancora di dire la loro e di non accettare la nostra sguaiata e superficiale beneficienza di pensiero.
Gli ucraini parlano, argomentano, si lamentano, ci avvertono. Dovremmo pure ascoltarli? Non conoscono ancora l’italica superiorità di pensiero? Stolti.
Insomma, la situazione amici miei è grave, saranno in pochi quel giorno che l’Ucraina arriverà finalmente alla vittoria ad avere la coscienza davvero pulita e, come è ovvio che sia, i loro meriti non saranno riconosciuti.
Sono per l'Ucraina ma...
Questo ci porta al fulcro della questione, quella del “sono per l’Ucraina ma…“.
No, non funziona così, non dovrebbe funzionare così. O sei per l’Ucraina o sei “ma”.
Non sei per l’Ucraina se ricordi ad ogni soffio di vento il martire Navalny ed i dissidenti russi che, come la moglie di Alexei, non vogliono vedere la russia sconfitta (ergo nemmeno l’Ucraina vittoriosa).
Non sei per l’Ucraina se non proteggi gli ucraini d’Italia da eventi di propaganda russa. Non sei per l’Ucraina se applaudi Netrebko, Gergiev, il balletto russo e glorifichi Tolstoj e Doestoevsky perchè nella tua post adolescenza faceva figo leggerli.
Non sei per l’Ucraina se non ti sei ancora degnato in tutti questi anni di approfondire il legame tra cultura e propaganda.
Non sei per l’Ucraina se non ascolti gli ucraini su tali questioni e se non ti fidi di loro.
Non sei per l’Ucraina se sei fermo ancora ai concetti ed ai ragionamenti del 24 Febbraio 2022, vuol dire che non hai trovato minimo interesse nell’approfondire una tematica così importante.
“Sono per l’Ucraina ma…” è una frase che dovrebbe essere già sparita dal nostro lessico, invece ritorna più forte che mai, mascherata da buonismo e da elemosina. Ma gli ucraini oggi più che mai non hanno bisogno di elemosine, hanno bisogno del nostro impegno totale, della nostra disponibilità all’ascolto e della nostra capacità di superare vecchi preconcetti che ormai sono crollati insieme al mondo che abbiamo conosciuto fino al 24 Febbraio 2022. Eh sì, perchè quel mondo non c’è più, fatevene una ragione. E’ tutto finito, è tutto perso.
Non cambiare, non evolvere e non riconoscere i nuovi pericoli è un dramma che oggi fa male solo agli ucraini che devono sentirsi ripetere “sono per l’Ucraina ma…” e che ormai si sono stancati anche di ripeterci lo spiegone su cause ed effetti di questa guerra come fossimo dei vecchi rimbambiti (cosa che a questo punto è vera). Attenti però perchè domani questa nostra stagnazione di pensiero farà molto, molto, molto male anche a noi. Un male cane. Saranno dolori.
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