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La propaganda russa non va in vacanza, Netrebko al Festival Puccini ad Agosto

In questi giorni siamo tutti distratti dal caso del propagandista russo Gergiev che dovrebbe esibirsi a Caserta su invito (e con i soldi) della Regione Campania. Ma l’Italia è tutta sotto attacco della propaganda culturale russa, infatti il 13 Agosto al Festival Puccini di Torre del Lago (vicino a Viareggio, feudo di expats russi in Italia) ci sarà l’esibizione della soprano russa Anna Netrebko. Fatto che dovrebbe suscitare scalpore ma che capita in un periodo fortunato per lei: in quei giorni saranno tutti in vacanza, non ci sarà nessun politico disponibile ad interrompere la tintarella per sollecitare la rimozione dal calendario di questo ennesimo colpo della propaganda russa in Italia.

Sottolineiamo subito che l’evento con Anna Netrebko (e tutto il Festival Puccini) ha il patrocinio di Regione Toscana e del Ministero della Cultura. Sì, proprio il Ministero di Giuli che recentemente ha riconosciuto l’evento di Caserta con Gergiev come propaganda ad alti livelli ed un fatto deplorevole.

Perchè Anna Netrebko è una propagandista russa

Piccola precisazione sul perchè definiamo Anna Netrebko una propagandista del cremlino: nel 2014 ha appoggiato l’invasione russa in Ucraina fino ad arrivare a posare nel 2015 con la bandiera della (inesistente) repubblica separatista del Donetsk. E’ un fatto che nemmeno lei ha mai smentito, non ha mai ammesso di essersi sbagliata, non ha mai rettificato la sua posizione nei confronti della russia e di putin, tranne un timido tentativo nel 2022 quando dichiarò “di condannare la guerra”. Ma ormai il danno era stato fatto e comunque non è più tornata sull’argomento.

La russia sta utilizzando tutti i mezzi a disposizione per la sua guerra ibrida in occidente e Netrebko è un’arma potentissima: quanti saranno al Festival Puccini a tributarle omaggi ed applausi? Tanti. Quanti in quei giorni ricorderanno le vittime ucraine dell’imperialismo russo di cui Netrebko ne è rappresentante? Pochissimi.
Con l’esibizione di Netrebko si accetta la normalizzazione dei rapporti tra Italia e russia terrorista. Si accetta di accogliere con tutti i salamelecchi del caso una figlia di quella cultura che tanto dolore sta portando nel mondo, si accetta di dimenticare de facto chi sono i russi ed i crimini che un intero popolo sta perpetrando in Ucraina. Si accetta di perdonare un genocidio.
Qui la russofobia non c’entra nulla. Qui si parla di morale e di sostegno verso un popolo aggredito: morale che non abbiamo e sostegno che non diamo.

Quella del Festival Puccini inoltre non è l’unica data di Netrebko in Italia. La soprano russa è già stata invitata dall’inizio della guerra ad esibirsi sui più grandi palcoscenici della cultura italiana: alla Scala di Milano, al San Carlo di Napoli, all’Arena di Verona, a Firenze, a Roma. E’ in tour un po’ come i documentari di Russia Today, solamente con una cornice molto più sfarzosa. Direi che l’arma Netrebko è riuscita a colpire l’Italia senza una minima risposta da parte della classe politica, nonostante i solleciti degli attivisti e della comunità ucraina.

La cultura come un'arma di guerra

Ora noi ci aspettiamo già le solite critiche: la cultura non si censura, la cultura e gli artisti non c’entrano nulla con la guerra. Queste cose le abbiamo già sentite anche di recente per il caso Gergiev e sono state smentite non solo con il ragionamento, ma con i fatti. Proprio nel caso di Gergiev alla prima del Bolshoi, il teatro di mosca di cui è direttore generale, è stato fatto un omaggio ai terroristi russi per i loro crimini di guerra in Donbas. Quindi tutti zitti per favore.
La cultura è da sempre utilizzata come efficacissima arma di propaganda all’interno di ogni conflitto. Chi dice il contrario forse non ha mai raggiunto la sufficienza in storia neppure alle elementari.
La russia la usa da sempre e conosce perfettamente la potenza che la cultura può avere sul pensiero delle masse, altrimenti non si sarebbero dati tutto questo gran daffare per eliminare e sopprimere quanti più esponenti della cultura ucraina possibile. L’esportazione di un pensiero imperialista oggi sarà l’anticamera per sfondare militarmente domani. Così è stato in Ucraina, così sarà con noi se non cambiamo rotta.

Le esibizioni di Netrebko in Italia sono questo, sono un’arma efficace della guerra ibrida che mosca porta direttamente sul territorio degli Stati su cui vuole avere il controllo. Non sottovalutiamo le conseguenze, non fatemi dire un giorno che “ve l’avevo detto!” 

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