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Associare Zelensky a Yanukovich e parlare di dittatura non è stato un esempio di democrazia

Ora che il vento si è placato ed il mare non è più in burrasca possiamo tirare le somme di questa lunga settimana di proteste di piazza in Ucraina e sui social in Italia e no, non se ne esce molto bene.
Perchè quello che è stato detto e le posizioni che si sono prese non sono state un bello spettacolo di libertà. Non si può ora tacere sugli insulti lanciati a Zelensky, sull’averlo accostato a Yanukovich e sull’aver parlato di dittatura. Non si può far finta di niente e limitarsi a dire “avete visto che bell’esempio di democrazia in Ucraina che i giovani sono scesi in piazza!” perchè non è stato così.
Le reazioni alla legge sulle organizzazioni anticorruzione hanno invece dimostrato quanto l’Ucraina sia ancora troppo fragile e gli ucraini ancora troppo esposti alla massiccia influenza delle ingerenze russe nella loro politica. Anzi, grazie a Dio ci si riferisce solo ad una parte minoritaria dell’Ucraina, perchè quei giovani in piazza non possono in alcun modo rappresentare un campione maggioritario di cittadini ucraini. Detto questo rimane comunque un campanello di allarme.

Zelensky come Yanukovich

Nelle prime ore di questo caos abbiamo visto circolare sui social l’immagine del volto di Zelensky accoppiato a quello di Yanukovich. Dai non fate finta di niente, lo avete visto anche voi e forse condiviso, pensavate non ce ne fossimo accorti? Beh è un fatto gravissimo.
Quella immagine non era una semplice protesta per la legge anticorruzione, era il tentativo deliberato di accostare il presidente ucraino all’uomo che nel 2014 diede l’ordine di sparare sulla folla del Maidan. Avete comparato l’approvazione di una legge per un maggior controllo delle interferenze russe in queste organizzazioni con l’ordine che Yanukovich prese direttamente al cremlino da putin per interrompere la partnership commerciale dell’Ucraina con l’Europa e che diede il via alle proteste del 2013. Insomma i fatti sono stati pesantemente mistificati per spalare quintali di letame su Zelensky, nient’altro. Questa è propaganda russa, la più becera, la più semplice da riconoscere. Sembra uscita direttamente dal canale Youtube di Nicolai Lilin, eppure in molti non avete esistato a condividerla. Questo è segno che qualcosa non sta andando nel verso giusto.
Un altro punto cardine della propaganda russa è quello di una presunta dittatura in Ucraina. Ebbene, potevano mancare durante queste proteste accenni ad una regressione del governo democratico di Kyiv ad un regime dittatoriale? Ovviamente no e anche questo è un problema che va affrontato. Quante volte abbiamo glorificato la democrazia ucraina? Quante volte abbiamo onorato gli eroi caduti al fronte combattendo proprio per essa? E poi basta una legge che non vi piace per trasfigurare l’Ucraina e Zelensky nell’immagine della dittatura moderna. Ma davvero? La democrazia è anche questo: leggi che non ci piacciono. Se poi sono costituzionalmente in regola, accettarle è un nostro dovere, altrimenti la democrazia si indebolisce anzichè rafforzarsi. Va bene il dissenso, ma che sia ponderato e non un mero strumento di propaganda.

Le proteste di piazza di chi non sa niente

Il tutto ovviamente si è risolto a tarallucci e vino e le proteste di piazza sono state derubricate ad un esercizio del diritto democratico. Ma per cosa i giovani d’Ucraina protestavano? Parlo dei giovani perchè ci avete fatto una testa così sull’età media dei partecipanti. La realtà è che non sapevano bene neppure loro, lo hanno ammesso nelle varie interviste rilasciate. Come quasi mai nessuno in tutto il mondo civile quando si tratta di entrare nello specifico di una legge sa da che parte sbattere la testa.
Dire che “sentivano che c’era qualcosa che non andava” non è una giustificazione, a meno che non si stia cercando di vendere i servizi di un medium in grado di comunicare con l’aldilà. Protestare per qualcosa che non si capisce, senza avere in tasca una soluzione realizzabile, non è esercizio di democrazia, ma è un tentativo di indebolirla, di far vincere chi grida di più. Farlo in tempo di guerra è ancor peggio. Strumentalizzarlo poi per mettere in difficoltà il governo del paese è qualcosa di raccapricciante.
Perchè forse non lo avete capito, ma è stato creato un pericoloso precedente nell’Ucraina in guerra. Se domani Zelensky per salvaguardare l’Ucraina sarà costretto a prendere ulteriori provvedimenti sgraditi ad una parte della popolazione si prenderanno queste proteste come esempio: si scenderà nuovamente in piazza e se, giustamente, il presidente non farà marcia indietro allora si griderà alla deriva autoritaria e alla dittatura “perchè quella volta la legge venne modificata…ora nessuno ascolta più il popolo”. E’ una storia già scritta, è quello a cui gli oppositori di Zelensky, interni ed esterni, puntano.
Irresponsabile è stato poi scendere in piazza fregandosene della sicurezza nazionale. Già troppi militari stanno rischiando la vita al fronte senza bisogno di doversi esporre ad ulteriori rischi per controllare una piazza che, nei fatti, non sa bene neppure il motivo per cui si è ammassata a Kyiv. Forse a voi non importa, forse pensate che tanto i militari siano lì apposta. Nei cieli di Kyiv ogni notte vola qualunque cosa, missili e Shahed che non si limitano a sorvolare la città, ma che spesso piombano sui civili. Rischiare la vita dei manifestanti e del personale militare posto a loro controllo solo per esporre qualche cartello pieno di insulti è una colpa capitale.

Non è Maidan

Troppo semplicistico e alquanto imbarazzante poi il tentativo di spacciare questa roba per un altro Maidan. Quello è stato un evento unico con condizioni disperate dove la democrazia era stata veramente accantonata in favore del vassallaggio alla russia. E’, forse, irripetibile. Se non lo avete vissuto all’epoca probabilmente un altro Maidan con quel significato, quell’impegno collettivo e quegli obbiettivi non lo vivrete mai più.
I tempi odierni però sono molto più pesanti e lugubri di allora e necessitano non di giochetti, ma di persone forti e determinate. Sono tempi di lupi e di leoni e gli ucraini hanno dimostrato di poterne essere all’altezza. Non è più il tempo di un nuovo Maidan, è il tempo di combattere e di unirsi per la vittoria finale sulla russia. Non c’è una democrazia da conquistare, c’è una democrazia da mantenere. Non c’è una dittatura da sconfiggere, c’è un nemico da abbattere appunto per non finire nell’orbita della sua di dittatura.
E c’è un presidente regolarmente eletto che avendo fatto più di chiunque altro al mondo per vincere questa guerra viene chiamato dittatore, viene paragonato a Yanukovich e viene accusato di allontanare l’Ucraina dall’Unione Europea. Questa non è democrazia. Questa è propaganda russa, questo è stato un tentativo di perdere la guerra.

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