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Il Giorno dell’Indipendenza dell’Ucraina e noi

Oggi tutti con vyshyvanke e bandiere gialloblu spiegate ai quattro venti, ma con poche riflessioni serie sul significato di questo giorno. Non è per forza una critica questa, ma un’osservazione sullo stato delle cose e un motivo di introspezione in noi che ogni giorno scriviamo, leggiamo e parliamo di Ucraina. Oggi, il Giorno dell’Indipendenza in Ucraina, può essere qualcosa di più di un semplice giorno di festa.

L'Ucraina indipendente

Si fa presto a dire che l’Ucraina è indipendente, che l’Ucraina è una e indivisibile, che l’Ucraina deve raggiungere una pace giusta. Grazie, lo sappiamo. Ma poi è davvero così? Davvero durante tutti gli altri trecentosessantaquattro giorni dell’anno sosteniamo nella pratica questi assiomi? E davvero la nostra visione di un’Ucraina indipendente è poi una visione che può essere accettata anche dagli ucraini stessi?
Difficile dirlo, ma gli ultimi mesi, se non anni, sembrano aver creato un solco tra noi e gli ucraini. Un solco tracciato dal nostro filosofeggiare a caso e la nostra diplomazia che troppo spesso si scontrano con le dirompenti necessità di chi la guerra se l’è ritrovata in casa.
Anzitutto, cosa intendiamo noi con Ucraina indipendente? Io, personalmente, intendo un paese derussificato a tutti i livelli. Fuori i militari russi dai confini ucraini, Crimea inclusa. Fuori i russofili dalle istituzioni, fuori gli “ordinary russians” da ogni aspetto sociale dell’Ucraina. Perchè se per putin “bisogna risolvere le cause all’origine della guerra” prima di avviare negoziati di pace, per noi la causa all’origine della guerra rimane una e una sola: la presenza dei russi e la tolleranza applicata nei loro confronti.
E noi che oggi in questo giorno di festa diremo mille volte “Slava Ukraini“, che ascolteremo l’inno ucraino con la mano sul cuore e sventoleremo il vessillo gialloblu di queste “cause” cosa abbiamo capito? Direi poco o niente, o così abbiamo dimostrato.
Tolleriamo e, anzi, infiltriamo ancora gli “ordinary russians” nella nostra società, negli eventi per l’Ucraina e nelle decisioni sul nostro sostegno a Kyiv. Adoriamo e apprezziamo Navalny, Kara-Murza, Kasparov, Yashin e dissidenti vari che con l’Ucraina non dovrebbero c’entrare un fico secco. Solleviamo dalla responsabilità della guerra il popolo russo perchè questa è “la guerra di putin”. Siamo addirittura disposti a paragonare Zelensky con lo stragista Yanukovich non appena la propaganda di matrice russa trova un appiglio per scatenarsi, come fu per la questione della legge sugli organi anticorruzione.
Vedete il controsenso, celebriamo l’indipendenza di una eroica nazione celebrando invece le cause che hanno portato a questa infinita guerra. C’è molto da lavorare, ma su di noi, non sugli altri.

L'indipendenza ucraina tutti i giorni

Se vogliamo davvero essere di aiuto all’Ucraina e agli ucraini dobbiamo celebrare la loro indipendenza ogni giorno, perchè la loro libertà è anche la nostra libertà. Il loro sacrificio è lo scudo che ci ha permesso anche quest’anno di farci delle belle vacanze, il loro coraggio è la principale ragione della pace nella nostra Unione Europea.
Non possiamo celebrare l’indipendenza di Kyiv il 24 Agosto e per il resto dell’anno imporre la nostra visione occidentale degli eventi agli ucraini. Non possiamo e non dobbiamo farlo.
L’indipendenza è una cosa meravigliosa che gli ucraini stanno pagando oggi con il sangue, mentre a noi è stata regalata nel 1945 dall’esercito angloamericano e forse per questo non sappiamo che per ottenerla bisogna essere intransigenti e non fare sconti a nessuno. Chi non lo capisce è solo un collaborazionista o, alla peggio, un traditore.
L’Ucraina è invece una, indivisibile, sovrana e indipendente per meriti propri, sta conquistando la propria libertà palmo a palmo, centimetro su centimetro sul campo di battaglia. E’ l’unica democrazia europea che oggi ha qualcosa da insegnare agli altri, a tutti noi. E a noi spetta il compito più semplice, quello di imparare.

Buona Giornata dell’Indipendenza!

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