La caduta dei miti: Woody Allen a mosca si scava la fossa
“Erano tempi antichi, tempi di miti e di leggende”. Ora quasi tutti i miti e le leggende sono andati a fare una comparsata a mosca per un pugno di rubli e ai nostri occhi si sono trasformati in giullari di corte.
Finchè si trattava di Totti, ma chi se ne frega. Finchè si parla di Steven Seagal e di Depardieu idem, anzi lo sapevamo. Emir Kusturica? Cosa pretendi da un nazionalista serbo, non ci stupisce. Pupo e Al Bano? Ma chi li ha mai calcolati.
Ma per Woody Allen headliner al festival del cinema di mosca, lasciatemelo dire, ci sono rimasto parecchio male.
La macchina della propaganda russa
Che poi a ripensarci anche su Woody Allen ho voluto spesso tapparmi occhi e orecchie, sia per la sua condotta di vita alquanto criticabile, sia per la sua mai nascosta attrazione verso la russia e verso “Delitto e castigo” di Doestoesvkij che infilava ogni due per tre in qualche film. Anzi sulla cui tematica ci ha costruito una carriera.
Diciamo che prima del 2022 la cosa non mi interessava, da quella data in poi ho fatto finta di ignorarla, come la polvere sopra la credenza ed i peli del cane sul pavimento.
Con Woody Allen e le sue opere (avevo) un legame profondo ed il fatto che abbia partecipato ieri 24 Agosto in video conferenza con il festival del cinema di mosca (sponsorizzato Gazprom, tanto per non farci mancare niente) mi ha particolarmente abbattuto. Inoltre l’intervento è stato moderato dal regista Fyodor Bondarchuk, aperto sostenitore di putin, un propagandista alla Gergiev per intenderci.
La cosa mi ha sconvolto perchè, non giriamoci intorno, con i suoi film ci sono cresciuto, ho cementato relazioni importanti sulle sue battute e parte della mia cultura è basata anche sul suo humor. Insomma, non dico che con Woody Allen avessi una relazione, ma guai a toccarmelo, almeno fino a ieri.
Invece ora potete anche buttarmelo giù da una torre, a conti fatti pure lui si è assoggettato alla logica della macchina della propaganda russa che fagocita uno dopo l’altro tutti i deboli di occidente, i collaborazionisti e gli indifferenti. E tra queste categorie di persone onestamente non riesco più a fare differenza, sono diventati per me la stessa cosa: dei nemici.
Perchè dai, lo sappiamo, chi asseconda (per profitto, ça va sans dire) la narrazione dell’arte sopra ogni cosa alla fine non fa che distruggere quell’isolamento che cerchiamo con fatica di costruire per dittatori e terroristi. Tutti abbiamo la possibilità di fare la cosa giusta, tutti nella misura della nostra notorietà ed importanza. Che un regista pluripremiato agli Oscar decida scientemente di riabilitare l’onore della russia mi sembra un po’ troppo, ha decisamente superato la linea rossa della decenza.
Fino a quando
Messa una pietra tombale anche su Woody Allen chiediamoci da qui fino al prossimo futuro a quali altri miti e leggende della nostra formazione dovremo rinunciare.
Quante volte vi sarà capitato, per curiosità (o per necessità in questo caso), di andare a spulciare i social o il web per scoprire l’opinione di un autore, regista o cantante per scoprire terrificanti dichiarazioni su putin o su Israele? Ormai nella migliore delle ipotesi ci accontentiamo di non trovare traccia di uscite compromettenti e di dire “beh almeno sull’argomento non ha detto niente”. Di questo passo finiremo col ridurci ad ascoltare canzoni, leggere libri e guardare film di artisti, autori e registi che hanno avuto il buon gusto di morire prima del 24 Febbraio 2022.
Ora, e concludo, a Woody Allen, anche se con fatica, posso rinunciare, ma se mi cade anche Guccini ragazzi io ve lo dico: faccio una strage.
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