Questa è la russia. Con la gola tagliata e sepolto vivo: eroe ucraino sopravvive alle torture russe
La notizia è riportata dal media Suspilne sta facendo il giro del mondo, saltando ovviamente l’Italia troppo impegnata alla caccia agli ebrei di Veneziograd.
Vladislav, guardia di frontiera ucraina, è riuscito a scappare dopo essere stato fatto prigioniero e dopo aver subito torture di cui i russi hanno il copyright. Sì, gli stessi russi a cui Trump ha steso il tappeto rosso, gli stessi russi figli della cultura imperialista che non deve essere cancellata o censurata. Esattamente loro.
Le torture russe
In Italia, chissà perchè, che i russi mettano in pratica torture brutali ed inumane non interessa o non si vuol far sapere. In fondo non siamo mica a Gaza.
Vladislav invece vuole farci sapere tutto.
Vuole farci sapere che dopo essere stato catturato dai russi gli è stata tagliata la gola ed è stato gettato in una fossa comune insieme ad altri suoi commilitoni già morti e ricoperto di spazzatura.
Vuole farci sapere che ha assistito alle torture orribili dei soldati russi sugli altri prigionieri ucraini a cui sono stati cavati gli occhi, che sono stati privati delle labbra, che sono stati evirati e cui sono stati rimossi naso e orecchie.
Vladislav vuole farci sapere tutto questo e molto altro, ma non può parlare, può solo scrivere. Non può neppure respirare autonomamente, può solo ringraziare la sua voglia di vivere per non essere morto.
Suspilne racconta la storia di Vladislav, di come sia riuscito a liberarsi da quell’inferno, legarsi la stoffa dei vestiti sulla gola tagliata e strisciare per cinque giorni fino alle postazioni ucraine, da cui è stato portato in un ospedale di Dnipropetrovsk per le cure, per ricominciare a parlare, per ricominciare a respirare autonomamente.
Vladislav ci ha raccontato la sua storia (scrivendola), che purtroppo è la storia di tanti, troppi soldati ucraini torturati e poi uccisi brutalmente dai russi.
Perchè questa non è solo una guerra di droni senza pilota che ogni tanto colpiscono una stazione energetica e ogni tanto un palazzo. E’ una guerra brutale, è una guerra infame che sta facendo uscire la vera natura dei russi, brutali assassini tagliagole.
Mai più russia
Qualcuno sui social, sul caso Woody Allen a mosca, mi ha fatto notare (ancora! Sigh!) che censurare opere russe non è un bene, che la cultura è una cosa e la guerra è un’altra, che l’uomo è una cosa e la sua arte è apolitica. Che poi sono le stesse baggianate con cui Woody Allen si è difeso dalla bufera scatenata dalla sua apparizione al festival del cinema di mosca.
Bene, io vi dico di no. Dobbiamo essere intransigenti contro ogni forma di russismo. Dobbiamo essere intransigenti con la russia, con i suoi artisti, con i suoi propagandisti, con il diffondersi della sua cultura di morte. Perchè la russia oggi è questa, guardatevi un po’ in giro sul web le immagini delle città rase al suolo, leggete le testimonianze dei sopravvissuti come Vladislav, leggete altre mille di queste storie. Perchè questa brutalità non è figlia solo di ordini dall’alto di putin, è figlia di una cultura e di una società profondamente e perversamente malata. La russia oggi è questo, mettetevelo in testa: è l’orrore nella sua forma più feroce, è la morte, la tortura e la distruzione.
Non ci sono compromessi da fare, non dobbiamo cedere di un millimetro quando qualcuno vorrebbe convincerci che, in fondo, dai due regioni a putin e tutto finisce lì. No, non funziona così perchè per Vladislav, per i sopravvissuti come lui e per le famiglie dei caduti ucraini non sarà mai finita, l’orrore e la disperazioni sarà una costante della loro vita. E’ questo il mondo in cui vogliamo vivere? Dove accettiamo di fare affari con stupratori, assassini, torturatori e tagliagole? Perchè, ripeto, quando parliamo di russia, parliamo di questo.
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