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Guerra d’Europa: tra droni russi, MIG e cyberattacchi ai nostri aeroporti è arrivata l’ora di una risposta severa

Il cyberattacco che sta paralizzando il traffico aereo in Europa di questa mattina è solo l’ultimo colpo inferto dalla russia all’occidente libero negli ultimi dieci giorni. Smettiamola di prendere ogni singolo caso come un fatto a sè stante, come una piccola e innocua provocazione. Il quadro generale è ben più fosco e c’è bisogno di una nostra durissima risposta.

Non è un test, non è solo una provocazione

Mettiamo un po’ di ordine in questa settimana che ha effettivamente sancito l’inizio di una nuova fase di guerra in Europa. Sì, guerra in Europa, di questo si tratta.
Il 9 Settembre circa venti droni russi sono entrati nello spazio aereo polacco, attivando la risposta della NATO per neutralizzare la minaccia.
Il 10 Settembre sempre in Polonia sono risuonate le sirene antiaeree nelle regioni dell’Est per invitare la popolazione a scendere nei rifugi per una possibile minaccia, proprio come succede in Ucraina.
Il 13 Settembre un drone russo Geran ha sorvolato per quasi un’ora i cieli della Romania, costringendo ad alzarsi in volo ben due F16 rumeni coadiuvati da altrettanti Eurofighter Typhoon tedeschi.
Il 19 Settembre tre caccia MIG russi sono entrati nello spazio aereo estone in direzione della capitale Tallin, probabilmente per far capire agli europei chi comanda.
Oggi 20 Settembre il traffico negli aeroporti di Berlino, Londra, Brussels è paralizzato e tutti i sistemi di check in ed imbarco procedono a livello manuale. A Londra è stato colpito l’aeroporto di Heatrow, lo stesso che a Marzo andò in paralisi a causa di un incendio dovuto a cause ancora sconosciute. Sì, certo, sconosciute.
Nel mezzo tante altre azioni e altri allarmi antiaerei per le popolazioni al confine con la russia.

Visti tutti questi eventi a livello globale c’è poco da stare sereni, c’è poco ormai da derubricare questi attacchi a semplice test per saggiare le nostre difese, anche perchè i test ce li stanno facendo dal 2022. Questi sono veri e propri attacchi che causano danni e potrebbero causare disastri che invece una nostra risposta sarebbe in grado di evitare.

Quale risposta dare alla russia?

Non voglio assolutamente criticare nuovamente chi parlerà di test, chi parlerà di piccole provocazioni e chi sminuirà questi fatti. Ormai queste persone non le calcolo più e le possiamo tranquillamente etichettare tra le macchiette di questo difficile periodo storico.
L’Europa e la NATO ora devono rispondere duramente. Non con sanzioni, non con una lavata di capo agli ambasciatori russi in Europa, non con rassicuranti comunicati in cui si dice che va tutto bene e abbiamo dato la giusta risposta.
Bisogna innanzitutto istituire una “no fly zone” sui nostri cieli e sulle regioni occidentali dell’Ucraina, per prevenire ogni minaccia aerea. Qualunque spillo non autorizzato passi per il nostro spazio aereo deve essere abbattuto. Non deve filtrare niente dal confine russo o bielorusso.
Rispondere ai cyberattacchi sui nostri aeroporti con la stessa moneta, mettere a terra ogni aereo civile in partenza da mosca e dai principali hub della moscovia. Abbiamo gli strumenti anche noi per attaccare, non solo per subire.
Rivedere il nuovo pacchetto di sanzioni europee ed inserire non solo l’inasprimento delle regole sul rilascio dei visti UE a scopo turistico per i russi (di cui peraltro non c’è traccia nella proposta della Commissione), ma imporre un ban completo dei visti a russi e bielorussi. Siamo già pieni di agenti e spie a sufficienza, direi che Toscana, Sardegna e Liguria possono imparare a fare a meno dei turisti russi per un po’.

Vi sembrano un’esagerazione ora l’applicazione di queste misure? Riparliamone quando un drone russo si schianterà contro casa vostra e poi vediamo se non avreste voluto vederlo distrutto prima ancora che varcasse il confine…

Come andranno invece le cose

Le cose, purtroppo, sappiamo già come andranno. Nulla di tutto ciò sarà fatto, in attesa del prossimo, magari catastrofico, incidente.
Nel mentre gli ucraini in guerra totale da quattro anni ci ridono dietro per la nostra passività e per le nostre patetiche scuse. Ma è un riso amaro, perchè noi, i principali alleati di Kyiv, stiamo così dimostrando di non poter essere d’aiuto ormai non solo all’Ucraina, ma anche a noi stessi. Aiutati che il ciel ti aiuta si diceva, ma oggi dal cielo non piovono più aiuti, piovono droni.

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