Di misure attive, propaganda, russia e altri disastri nella nostra Italia, con Massimiliano Di Pasquale

Massimiliano Di Pasquale è ricercatore associato dell’Istituto Gino Germani di Scienze Sociali e Studi Strategici dove dirige l’Osservatorio Ucraina. Dopo la laurea in Economia Aziendale presso l’Università Bocconi di Milano, si è specializzato in cultura, politica e società degli stati post-sovietici. Ucrainista e membro del BBS (Sezione di Studi Baltici dell’Università di Milano), negli ultimi anni si è occupato di disinformazione, guerra ibrida e misure attive pubblicando articoli su questi temi per StopFake Italia e altre riviste specializzate. È l’autore di Ucraina terra di confine. Viaggi nell’Europa sconosciuta (2012, ripubblicato in edizione ampliata nel 2022), Riga Magica. Cronache dal Baltico (2015), Abbecedario Ucraino. Rivoluzione, cultura e indipendenza di un popolo (2018), Abbecedario Ucraino II. Dal Medioevo alla tragedia di Chernobyl (2021). Inoltre, è co-autore (con Luigi Sergio Germani) di “Russian Influence on Italian Culture, Academia, and Think Tanks”, capitolo sull’Italia del libro Russian Active Measures Yesterday, Today and Tomorrow, curato da Olga Bertelsen, pubblicato dalla Columbia University (2021).

Ciao Massimiliano e grazie in anticipo la nostra chiacchierata che verterà sul tema delle misure attive.

Non voglio fare qui nessuno spiegone su cosa siano le misure attive e sulla loro storia perché chi ci legge dovrebbe essere già skillato sul tema e tu personalmente lo hai già fatto mille volte. Chi proprio dovesse essere a digiuno totale sull’argomento può recuperare con facilità online tutti i tuoi interventi in materia che ritengo più che esaustivi. Voglio invece entrare subito nel vivo di come le misure attive stiano oggi colpendo in Italia. Vai partiamo.

D) Trovo particolarmente scioccante l’amore tutto italiano ed incondizionato per i vari russi buoni, russi liberi, russi ordinari e russi dissidenti. Un amore che distoglie secondo me risorse ed attenzione sul vero punto focale di questi anni, ovvero l’aggressione russa in Ucraina con la quale in realtà questi soggetti hanno ben poco a che vedere. Ritieni che sia quella dei “russi buoni”, chiamiamoli così, una misura attiva del cremlino? E a cosa mirerebbe di preciso questa misura?

L’amore tutto italiano per quelli che tu chiami “russi buoni, russi liberi, russi ordinari, russi dissidenti” deriva dal mito della grande Russia diffuso in Italia sin dai tempi della Guerra Fredda da quei settori politico-culturali che hanno, per dirla alla Gramsci, esercitato l’egemonia culturale nel nostro Paese. Il tema, di indubbio interesse, meriterebbe una trattazione di carattere storico, politico e antropologico approfondita che esula dagli scopi di questa intervista. Ciò che rileva in questa sede è sottolineare come Mosca nel corso di quasi otto decenni sia stata abilissima nel costruire in Italia un’immagine positiva dell’URSS e poi della Federazione Russa. Lo ha fatto con grande intelligenza attraverso operazioni di soft power, sharp power, hybrid analytica, history and culture weaponisation, lavorando in profondità nella mente degli italiani. Penso per esempio alla creazione di miti collettivi come quello dell’URSS quale stato che promuoveva la pace o quello della grande cultura russa. Miti ampiamenti utilizzati in questi anni dall’apparato propagandistico del Cremlino per confondere l’opinione pubblica sull’aggressione russa in Ucraina. Ancora oggi quando provi a far notare, anche a persone di buon senso e di una certa cultura, come la storia della russia, nella variante zarista, poi sovietica e putiniana, non sia affatto una storia di pace ma una lunga sequela di guerre imperiali di occupazione, caratterizzate da una brutalità inaudita, vieni guardato nel migliore dei casi con perplessità o più spesso vieni definito russofobico. Se pensi che certi divulgatori di storia, con enorme seguito televisivo e social, affermano che è inaccettabile equiparare comunismo sovietico e nazismo scagliandosi con veemenza contro la risoluzione del Parlamento Europeo del settembre 2019, che giustamente sottolinea che “i regimi nazisti e comunisti hanno commesso omicidi di massa, genocidi e deportazioni, causando, nel corso del XX secolo, perdite di vite umane e di libertà di una portata inaudita nella storia dell’umanità”, allora puoi capire la gravità del problema. Veniamo ora nello specifico al tema dei russi liberi, dei russi democratici e dei russi dissidenti. L’idealizzazione che se ne fa in Italia è assolutamente fuori luogo indipendentemente dal fatto che alcuni di essi possano essere individui animati da sincere velleità democratiche (parlo di velleitarismo democratico perché non è facile professarsi democratici se si è cresciuti in un paese che non ha mai conosciuto nel corso della storia la democrazia) e altri invece,  la storia zarista e sovietica ce lo conferma, degli agenti, quindi tecnicamente delle “misure attive” (in russo aktivnye meropriyatiya). Il tema della dissidenza in URSS e nella russia attuale andrebbe affrontato con molta serietà perché non possiamo mettere sullo stesso piano Sakharov e Solzhenitsyn parlando di Unione Sovietica o Nemtsov e Navalny parlando della russia odierna. Occorre molta cautela e occorre studiare. Apro una breve parentesi che riguarda non solo l’Italia ma tutto il mondo occidentale. L’Occidente dal 1991 in poi, reputandosi vincitore della Guerra Fredda, ha smesso di studiare la russia. Così facendo non ha compreso passaggi storici chiave e ha finito per avallare gran parte delle narrazioni imperiali moscovite con cui sono state dipinte le repubbliche un tempo assoggettate al Cremlino, basti pensare al tema del nazionalismo di Ucraina, Georgia e Paesi Baltici considerato fino a pochi anni fa anche in alcuni ambienti accademici europei alla stregua del fascismo. Le motivazioni per cui molti russi, definiti spesso superficialmente liberi, democratici e dissidenti, lasciano il loro paese sono diverse, attengono alla sfera individuale e non sono necessariamente di carattere politico. Certo è invece il fatto che, sin dai tempi della polizia politica zarista, la Russia infiltra suoi agenti all’interno dell’opposizione politica. Questa pratica è proseguita nell’URSS e nella russia di putin. Perché inserire un agente all’interno di un movimento che protesta contro l’aggressione russa in Ucraina? Per esempio per raccogliere informazioni sugli attivisti creando un database, per legittimare la russia attraverso “attivisti russi” che avendo accesso ai media veicolano il messaggio che il popolo russo supporta la causa ucraina e che la colpa di ciò che sta succedendo è solo di putin. Facendosi portavoce di certe istanze il “democratico russo” guadagna riconoscibilità e visibilità mediatica (il medium è messaggio diceva Marshall McLuhan) magari per tentare una futura carriera politica nel paese che lo ospita offuscando l’attivista ucraino.

D) Si parla sempre più spesso, anche tra i “migliori” (le virgolette sono d’obbligo) analisti ed attivisti pro Ucraina di “guerra di putin” e non “guerra dei russi”. È secondo te anche questo il risultato di una precisa operazione di strumentalizzazione a favore della russia del dibattito pubblico? Quali sono i rischi per l’occidente di prendere per buona proprio questa narrazione della “guerra di putin” dove l’unico colpevole è il presidente russo? Dove nasce questa esigenza di separare i russi da putin?

Veicolare il messaggio che la guerra russa in Ucraina è la guerra di putin e non dei russi corrisponde a una precisa scelta del cremlino, sempre molto abile nel manipolare le menti di noi occidentali in una costante opera di guerra cognitiva che non si è mai affievolita se non all’epoca di Boris Eltsin, ma solo per mancanza di fondi. A distanza di più di tre anni e mezzo dall’invasione su larga scala del 2022 è evidente come in russia non si sia sviluppato alcun serio movimento di protesta contro la guerra. Nel migliore dei casi la popolazione russa è indifferente a ciò che succede in Ucraina. Quei pochi che temevano la guerra, il che non significa necessariamente che l’avversavano, sono fuggiti in Occidente all’indomani dell’operazione militare speciale. La verità, come testimonia anche il bel libro di Ian Garner, Figli di Putin, è che l’ideologia fascista russa sviluppatasi nel corso degli ultimi 20 anni, ma che era già presente sin dagli anni della perestrojka con Pamyat e ad altri movimenti nazistalinisti e antisemiti quali i Nazional-Bolscevichi di Dugin e Limonov, è riuscita a fare tantissimi proseliti tra le nuove generazioni russe. La generazione Z e quella dei vecchi nostalgici dell’URSS rappresentano una consistente fetta della società russa che è allineata con il potere e che vuole la guerra. Forse anche tu avrai visto questi video allucinanti in cui ragazzi russi di 18-20 anni affermano con arroganza e spavalderia che uccidere un ucraino non è affatto un reato ma un contributo alla vittoria patriottica contro il nazismo ucraino e che andare a combattere è pure un buon metodo per guadagnare soldi. Che sia questa la grande russia che porta ancora oggi Paolo Nori, quando presenta il suo ultimo libro, a dichiararsi orgogliosamente filorusso? Separare putin dai russi è funzionale ai disegni futuri del cremlino del post-putin, per esempio far credere all’Occidente, una volta finita la guerra, che il nuovo leader russo sia persona degna di stima, magari per ricominciare a fare affari. Lo schema è sempre lo stesso, era già successo con Gorbachev e putin. Chiaramente esistono delle differenze tra l’ultimo presidente dell’URSS e l’ex agente del KGB ma in Occidente, specialmente in Italia, l’immagine dei due leader, diffusa dalle veline del cremlino, non è mai stata messa in discussione. Solo tardivamente alcuni si sono accorti di chi fosse putin. Su Gorbachev, ex delfino di Yuri Andropov, continua invece a circolare un alone di ingiustificata santità.

D) Sempre su questo argomento ho trovato personalmente fuori luogo l’invito al Festival di Ventotene di Yulia Navalnaya a pochi giorni di distanza dalla sua richiesta all’Alto Rappresentante UE Kaja Kallas di non inasprire le regole di accesso ai visti turistici europei agli “ordinary russians”, ribadendo appunto che questa non è la guerra dei russi ma solo di putin. Non pensi che Yulia Navalnaya e la sua influenza sul pubblico (“ordinary italians” e politici) sia un pericolo tanto quanto una misura attiva del cremlino ben riconoscibile e spiccatamente anti Ucraina? PS: nel nuovo pacchetto di sanzioni UE alla russia non pare appunto aver trovato posto l’inasprimento delle restrizioni sui visti turistici per i russi. Un altro successo per loro.

Anch’io reputo l’invito a Navalnaya inopportuno per tutta una serie di ragioni, non ultima quella da te indicata. Credo che il mancato inasprimento delle restrizioni sui visti turistici per i russi sia un errore. La russia è in guerra con l’Occidente come dimostrano anche le provocazioni con i droni in Polonia, Danimarca, Romania, Scandinavia, Paesi Baltici e nell’aeroporto di Monaco di Baviera. Per cui sarebbe richiesta da parte della UE maggiore cautela anche rispetto ai visti. Navalnaya è la vedova di un oppositore di Putin, Alexey Navalny, che ha pagato con la vita l’essersi schierato contro il regime cleptocratico-mafioso, oggi dai tratti totalitari, del Cremlino e per questo merita rispetto. Ciò detto nutro seri dubbi che la signora Yulia Borisovna possa essere un punto di riferimento per chi lotta contro la russia e ha a cuore le ragioni dell’Ucraina e del suo popolo che da quasi quattro anni è oggetto di violenze di ogni tipo (uccisioni, torture, stupri, deportazioni etc). Temo che le sue idee su temi chiave quali la Crimea, il nazionalismo ucraino, non siano troppo diverse da quelle di suo marito che ripeto era un oppositore di Putin, non certo un politico dalle idee liberali e democratiche.  

D) La narrazione che la guerra russo-ucraina e la guerra di Israele al gruppo terroristico di Hamas (e agli altri proxy della zona) siano due guerre separate la trovo alquanto fuorviante e pericolosa. Tu cosa ne pensi? Ritieni che anche questo sia un successo della propaganda dell’asse mosca-Pechino-Teheran? In fondo l’utilizzo delle misure attive per deviare la nostra opinione pubblica non è ad esclusivo appannaggio del cremlino…

È evidente che quello a cui stiamo assistendo è il tentativo di Russia e Cina, con l’aiuto di altri attori regionali come Iran e Corea del Nord, di ridisegnare un nuovo ordine mondiale. putin e i suoi ideologi non hanno mai fatto mistero che l’obiettivo finale della guerra all’Occidente – perché la guerra in Ucraina è una guerra all’Europa e al suo sistema di valori liberali – è l’instaurazione di un mondo multipolare che rompa l’egemonia anglosassone (nel gergo del Cremlino, “anglosassone” è un termine polivalente il cui obiettivo è attaccare e demonizzare l’Occidente, e in particolare Regno Unito e Stati Uniti). I russi sono sempre stati storicamente ossessionati dall’Inghilterra forse più che dagli Stati Uniti e continuano ad esserlo, basta leggere la miriade di teorie cospirazioniste che appaiono ogni giorno su media del cremlino o su outlet alternativi che amplificano le narrazioni strategiche del governo russo.  Ne cito solo alcune a mo’ di esempio: gli anglosassoni governano l’America “dall’estero” e ora cercano di controllare la Russia; l’avvelenamento di Skripal e il bombardamento della Siria sono una “grande provocazione anglosassone”; la russofobia è un progetto anglosassone a lungo termine che mira a distruggere la Russia; in tutti i paesi in cui agiscono gli anglosassoni, vengono organizzate guerre civili; la massoneria anglosassone instaurerà un governo e una dittatura mondiale. L’alleanza tra russia e mondo islamico, in particolare quello iraniano sciita, per sconfiggere l’Occidente Collettivo, così Mosca chiama Stati Uniti, Inghilterra e la UE, è stata teorizzata da tempo da Dugin. Anche la Cina, storicamente neutrale nei confronti di Israele, sta diffondendo disinformazione antisemita in funzione anti-americana.  Venendo alla guerra tra Hamas e Israele in ottica ibrida è evidente come questo conflitto sia sfruttato da Mosca per creare caos in Occidente, distogliere l’attenzione mediatica dai crimini genocidari del cremlino in Ucraina e spaccare le opinioni pubbliche e le democrazie nei paesi europei. Con riferimento allo scenario italiano basti pensare alla forte polarizzazione creata dallo sciopero generale di qualche giorno fa indetto dalla CGIL a favore della Palestina, dall’iniziativa della Flotilla o dall’uso strumentale della questione palestinese nella campagna elettorale per le elezioni regionali nelle Marche e in Calabria. Sembra di essere tornati a metà anni Settanta. Tra l’altro proprio a quell’epoca risalgono le campagne di misure attive messe in atto dal KGB di Yuri Andropov contro Israele quali l’equiparazione tra sionismo e nazismo e la trasformazione di un borghese egiziano marxista, Yasser Arafat, in leader palestinese a guida dell’OLP.

D) Ma in tutto ciò, come possiamo uscirne vivi? Ovvero, vedi possibile che un giorno qualcuno per volontà politica dica “ok, finora abbiamo fatto un casino, ma possiamo applicare qualche misura per non farci divorare interamente dalla propaganda”? Onestamente sono molto scettico a riguardo.

L’esperienza della Moldova con l’inaspettato successo, almeno nelle proporzioni, di Partidul Acțiune și Solidaritate partito liberale europeista della presidente Maia Sandu dimostra che anche campagne di disinformazione e di misure attive massicce del cremlino possono essere sconfitte. L’Italia sicuramente rappresenta il ventre molle o uno dei ventri molli dell’Europa per ciò che riguarda la permeabilità alle narrazioni strategiche russe e alle misure attive. Occorre lavorare molto su questo tema a cominciare da due settori fondamentali quali la scuola e l’informazione. Non è una battaglia facile ma dobbiamo farla se abbiamo a cuore il mondo libero, prospero e pacifico, in cui siamo vissuti per oltre 70 anni.

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