Il Forum Economico Eurasiatico di Verona, uno show per la russia, con putin e Al Bano
Il 30 e 31 Ottobre è andato in scena il Forum Economico Eurasiatico di Verona sponsorizzato tra gli altri da Gazprombank, Novatek e Rosatom. Ma non a Verona, a Istanbul. E perchè non a Verona? Perchè la lista dei partecipanti e degli interventi non sarebbe ormai più sostenibile in un paese europeo. E ci mancherebbe altro.
I partecipanti al Forum Economico Eurasiatico di Verona
Di “Eurasia” in realtà c’è poco o niente. Qualche rappresentante italiano e tanti, troppi russi. Addirittura il Forum è stato introdotto da nientepopòdimenoche putin in persona. Il più grande ricercato internazionale che apre i lavori con un saluto ai partecipanti è un indicatore della direzione su cui è stata costruita tutta la kermesse. La notizia del saluto di putin la apprendiamo tra l’altro solo dal sito dell’ambasciata russa in Italia, perchè sul quello ufficiale del Forum Eurasiatico non se ne fa menzione. In fondo anche loro se ne vergognano.
Dicevamo l’Eurasia. Eurasia che qui non è rappresentata. E’ rappresentata fortissimamente solo la russia con nomi importanti tra le maggiori imprese del paese terrorista:
Leonid Mikhelson, Presidente del Consiglio di Amministrazione della società “Novatek”
Kirill Komarov, Primo vicedirettore generale, Direttore del Dipartimento per lo sviluppo e il business internazionale, Società Statale per l’Energia Atomica “Rosatom”
Konstantin Simonov, Direttore generale della Fondazione nazionale per la Sicurezza Energetica della Federazione Russa
Dmitry Zverev, Vice Ministro dei Trasporti della Federazione Russa
Vadim Mikhailov, Primo Vice Direttore Generale della società “Ferrovie Russe” (RŽD)
Vera Shcherbina, Primo Vicegovernatore, Presidente del Governo del Territorio di Primor’e
Michail Alekseev, Presidente del Consiglio di Amministrazione di “Pochta Bank”
Sergey Belyakov, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Fondi Pensione Non Statali (Russia)
Alexandr Shokhin, Presidente dell’Unione Russa degli Industriali e degli Imprenditori
Polina Davydova, Direttrice dell’Associazione “Trasporto e Logistica Digitale”
Mikhail Popov, Vicepresidente del Comitato dell’Unione russa degli industriali e degli imprenditori per la politica scientifica, educativa e di innovazione; Vicepresidente della società “TMK”
Alexandr Demin, Vice Direttore del Servizio Federale per la Supervisione Ecologica, Tecnologica e Nucleare (Rostekhnadzor)
Boris Makevnin, Vicedirettore per lo sviluppo aziendale, Società Statale per l’Energia Atomica “Rosatom”
No, nulla di tutto questo, perchè la parola d’ordine del convegno è stata “dialogo”. Una parola che ne nasconde un’altra “perdono”. E che a sua volta nasconde un concetto comune: “alleggerimento delle ingiuste sanzioni”. Perchè cooperazione tra Europa e russia per i russi significa una cosa sola: stop alle sanzioni. Dai non giriamoci intorno.
Il “dialogo” è proprio quello invocato dal presidente di Banca Intesa-russia Fallico, nel suo discorso di chiusura dei lavori parla di un’iniziativa rivolta “alla rimozione dei blocchi, blocchi prima di tutto mentali, di cultura, geoeconomici, geopolitici o ideologici”. Ça va sans dire i blocchi mentali, culturali, geoeconomici, geopolitici e ideologici sono ovviamente tutti nostri, che non capiamo la russia. Poverini.
La russia non è un bell'affare
Ma diciamoci una cosa, per noi italiani e per noi europei è poi così fondamentale fare affari in russia oppure chi va dicendo questo lo fa solo ed esclusivamente per l’interesse russo?
E dobbiamo davvero continuare a piangere lacrime di coccodrillo per quelle imprese che negli scorsi decenni hanno in modo miope incentrato il loro business model sull’export russo? Parliamoci chiaro, quando mai la russia è stata un mercato ideale per investire e fare business? Durante il comunismo? Non credo. Dopo la caduta del Partito Comunista quando la privatizzazione sfrenata ha arricchito cosche criminali? Oppure quando l’avvento di putin ha istituzionalizzato l’oligarchia mafiosa e ripreso una politica imperialista ottocentesca?
Era prevedibile che prima o poi ci si sarebbe trovati di fronte una scelta etica e morale: continuare ad investire in uno stato dichiarato terrorista dal Parlamento Europeo oppure uscirne? Chi non ne è uscito è inutile che oggi venga a lamentarsi. Gli errori si pagano, la poca lungimiranza pure. Anzi, direi che chi ostinatamente ha continuato a basare il suo business model sull’export russo non è un buon imprenditore. Non è lucido, manca di visione. Oggi manca pure di morale.
Dato che in Italia c’è sempre un buon motivo per vergognarsi in conclusione diamo risposta alla domanda che vi state segretamente ponendo: quanto c’era d’Italia oltre a Fallico nel Forum Eurasiatico di Verona in esilio a Istanbul? Beh, c’era Romano Prodi come special guest e Gruppo Ariston tra i main partner a fianco di Gazprom e Rosatom. C’era l’ex senatore Vito Rosario Petrocelli, oggi presidente dell’Istituto Italia-BRICS (sì, loro, i fantastici BRICS). Altri erano sicuramente nascosti. Perchè, purtroppo, per molti imprenditori italiani il richiamo della russia è ancora oggi forte, nonostante tutto, nonostante la guerra, nonostante il genocidio, nonostante quello che volete. Perchè a quanto pare per loro è più facile piangere per un calo del fatturato che per migliaia di vite stroncate. E questo la dice lunga.
Il Forum Eurasiatico aperto dal saluto di putin è stato poi chiuso dal concerto di Al Bano. E anche questo la dice lunga.
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