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Il nuovo Scudo Europeo contro la disinformazione e quelli costretti a scendere in piazza per difendere le democrazie

E sia chiaro, quando parlo di “quelli” non lo faccio in senso dispregiativo, lo faccio portando grande rispetto verso chi è lasciato solo dalle istituzioni nella lotta contro la disinformazione. La proposta dell’ennesimo Scudo Europeo per difendere le democrazie sembra un’altra presa in giro.

Lo Scudo Europeo di Von der Leyen

Il tempismo dell’annuncio di questo Scudo Europeo proposto dalla Presidente Ursula von Der Leyen è quantomeno beffardo, quasi in contemporanea con la manifestazione di Torino in cui un’ottantina di volenterosi sono scesi in piazza per far sentire la loro voce contro l’ennesima ondata di attacchi di disinformazione russa che stanno colpendo le nostre città. Quegli ottanta attivisti rappresentano oggi il nostro vero Scudo Europeo a cui nessuno dà però mezza lira, mentre per il progetto europeo i finanziamenti si sprecheranno chissà dove.
Gli attivisti che ancora combattono solitari queste battaglie rappresentano il cuore della resistenza europea ai tentativi di destabilizzazione delle nostre democrazie, sono le sentinelle contro la disinformazione allucinante e pericolosa che mosca vorrebbe imporre qui in occidente per fiaccare il sostegno agli ucraini. Chi si è unito per fare annullare le proiezioni dei documentari di Russia Today, per fare annullare le esibizioni di GergievAbdrazakov e Romanovksy, chi è sceso in piazza contro gli eventi antioccidentali e pro russia che da anni infestano il nostro paese lo ha fatto senza un coordinamento europeo, senza un appoggio politico, senza fondi e senza l’aiuto di nessuno nonostante i tanti proclama emessi da Bruxelles. Anzi, quando le istituzioni sono state interpellate spesso hanno fatto spallucce o, addirittura, si sono mostrate colluse con il nemico.
Per questo leggere il comunicato dell’Unione Europea riguardo la costituzione di questo Scudo mi ha dato più l’idea di avere a che fare con un pamphlet satirico ottocentesco. Mentre la gente scendeva in piazza, in Unione Europea stilavano nuovi regolamenti e ponevano le basi per la costruzione dell’ennesimo fallimento operativo contro la propaganda. Perchè di questo si tratta.

Ma alla fine, cos’è questo Scudo Europeo? Leggendo tutta la documentazione prodotta dall’UE (è tanta, scoraggiatevi pure) si può semplicisticamente ridurre in un inasprimento dei controlli sulla disinformazione online, un rafforzamento dei media indipendenti (qualunque cosa significhi questo) e la costituzione di un Centro Europeo per la Resilienza Democratica che dovrebbe anticipare e prevenire le minacce ibride. Tutte cose che potevano già essere fatte prima con gli strumenti che c’erano a disposizione. La mia paura è che tutto si risolverà come al solito in un osservatorio che sarà magari in grado di dire cosa è giusto e cosa è sbagliato, ma che oltre a segnalare qualche stortura non potrà intervenire nel concreto per eliminare il problema.

E’ facile immaginare che, comunque, nessuno di questi strumenti potrà fermare davvero la diffusione della disinformazione russa in Europa perchè al di là dei bei progetti e delle belle parole manca una linea comune sull’argomento tra gli Stati membri e manca soprattutto la volontà politica di farlo.
E’ come la discussione eterna sull’utilizzo degli asset russi congelati in occidente. Quelli sono soldi che spettano all’Ucraina e che potrebbero dargli una grande mano nel respingere i russi fuori dai loro confini, ma manca la volontà politica di farlo. Ecco, siamo a questi livelli.

L'Europa ha bisogno di strumenti reali per combattere la disinformazione

Noi già anni fa abbiamo detto chiaramente che per combattere la disinformazione e la propaganda russa l’Unione Europea deve abbandonare tutte le sue sovrastrutture burocratiche e sostenere nel concreto con risorse reali e tangibili un vero IT Army in grado di individuare la minaccia, di segnalarla ad opportuni organi competenti e di eliminarla. E di fare propaganda occidentale, che sia più forte di quella russa. Perchè la battaglia si svolge anche in questo campo. Non è possibile e non può essere una strategia sostenibile quella di lasciar combattere ai singoli attivisti le battaglie contro la disinformazione. Non si può costringere la gente a scendere in piazza di propria iniziativa perchè a causa di qualche stortura legislativa eventi antioccidentali come quello di Torino sono più che tollerati dalle istituzioni. Non si possono annunciare sanzioni contro la diffusione dei prodotti di Russia Today e poi permetterne impunita la trasmissione in ogni città italiana. Non si può non dare una risposta a chi disperatamente cerca di aiutare l’Europa a combattere la disinformazione. Abbiamo bisogno di una mano, non di nuove regole.

Ah, ve l’ho detto che l’adesione degli Stati membri allo Scudo Europeo sarà puramente volontaria e non obbligatoria? Ecco, ve l’ho detto. A voi le conclusioni.

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