L’Europa brucia e Zelensky ha ragione. Vorrei un motivo per non vergognarmi.

A Davos Zelensky ha picchiato duro. Non putin, non Trump, ma la nostra Unione Europea. “Proprio l’anno scorso, qui a Davos, ho concluso il mio discorso con le parole: l’Europa deve sapere come difendersi. È passato un anno e nulla è cambiato. Siamo ancora in una situazione in cui devo dire le stesse parole”. Queste le sue parole. Pesanti, ingombranti e senza appello. L’Europa ha fallito, noi europei come esseri umani abbiamo fallito.

Un anno fa chiedevamo più Europa

Più o meno un anno fa, dopo l’aggressione di Trump e Vance a Zelensky nello Studio Ovale di Washington ho avuto la possibilità di dire due paroline in piazza a Lecco in una manifestazione per il riscatto dell’Europa. Oltre ad altre speranze disilluse conclusi il mio intervento con: “il tempo a nostra disposizione è scaduto, il momento di agire è ora, il momento di difendere l’Ucraina come se fosse casa nostra è arrivato.”  Se oggi dovessi invece tornare a parlare sull’argomento direi “il tempo a nostra disposizione è scaduto. Abbiamo perso.”. Ma grazie al cielo ci ha già pensato Zelensky a constatare il decesso politico e soprattutto morale della nostra Unione.

Ma non è solo questo anno che ha disilluso tutti noi, sono quattro anni che parliamo di Europa, quattro anni che parliamo di Ucraina e sono quattro anni che quasi ogni giorno mi vergogno di fare parte di questo circo. Perchè quando Zelensky critica i leader europei, in realtà critica anche noi cittadini comuni, noi che votiamo e mandiamo quei pagliacci senza spina dorsale a dirigere le più importanti istituzioni del continente. Sia io che scrivo e tu che leggi in fondo non siamo meno colpevoli (oddio un po’ sì) di Meloni, Tajani, Merz o Von der Leyen. Siamo europei nel bene e nel male, siamo europei quando passiamo le nostre frontiere senza esibire alcun documento, siamo europei quando dormiamo sereni al sicuro da missili e droni russi. Ma siamo anche europei quando (e ne abbiamo parlato pochi giorni fa) tuteliamo a spada tratta gli asset mafiosi russi congelati nelle nostre banche, impendendo a Kyiv di poterli utilizzare per ricacciare i criminali russi dalle sue città.
Siamo europei quando il Ministro degli Esteri italiano Tajani presiede il “Tavolo Russia” a sostegno delle imprese italiane invece che consigliar loro di evitare di fare affari con un paese terrorista. E’ successo nemmeno due mesi fa, ancora.
Siamo europei quando permettiamo ai turisti russi di affollare le nostre spiagge e le nostre città d’arte, come se niente fosse. Come se non ci fosse nessuna guerra, come se noi non fossimo schierati con nessuno. E forse è proprio così.
Insomma, capite, la colpa non è solo di Macron o di Orban. Sono i cittadini europei ad essersi scavati la fossa da soli. Siamo stati proprio noi.

Abbiamo chiesto più Europa (non il partito eh), abbiamo ottenuto solo di dormire sereni alla notte, una vita vissuta alla giornata perchè al futuro non vogliamo pensarci.

E chi ci va di mezzo?

Quello che mi dispiace però non è tanto per noi europei. Di noi ricchi e viziati porcelloni da aperitivo mi interessa davvero poco, davvero zero. Come al solito chi ci va di mezzo sono gli ucraini, presi in giro ed abbandonati da tutti noi. E mi dispiace anche per Zelensky costretto ad assecondare le psicosi di Trump e della sua corte di allucinati servitori perchè Kyiv no, altri quattro anni per sperare in una nuova amministrazione americana non ce li ha proprio. Prendere o lasciare, perchè l’UE a quanto pare non esiste più politicamente e, forse, non è mai esistita.
Abbiamo illuso gli ucraini, abbiamo parlato a vanvera di difesa europea, di sostegno illimitato e di aiuti militari a Kyiv finchè serve per tanto di quel tempo che ormai dovremmo avere tutti le bocche asciutte e le gole inaridite come dopo una settimana di cammino nel deserto del Gobi.
E invece domani sarà tutto dimenticato, si ripartirà nuovamente da zero. Zelensky ha paragonato la situazione al film “Il giorno della marmotta” da quattro interminabili anni, ma come sempre, è stato fin troppo buono nei nostri confronti.

Almeno per una volta, da italiano e da europeo, vorrei avere qualcosa di cui non vergognarmi. Ma anche oggi non è la volta buona.

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