Le vedove di Navalny alla riscossa. Adesso il patriota vero è lui, un russo. Eh già.

Partiamo da un presupposto: le parole di Calenda e Picierno su Navalny non mi stupiscono, ma ogni volta ammetto che fa male sentire chi si riempie la bocca ogni giorno di Ucraina chiamare “patriota” il fu Alexei. E soprattutto cavalcare l’onda ogni volta che esce una minima notizia su di lui. Ok, per tutti questi anni non avete mai ascoltato gli ucraini sull’argomento, me ne faccio una ragione. Ma ora basta, Navalny è morto da due anni, se proprio non volete recepire che gli ucraini lo odiano in quanto russo e in quanto non è mai stato davvero dalla parte di Kyiv, almeno passate oltre e lasciateci in pace.

Il senso della parola "patriota"

Carlo Calenda nel suo post su Instagram riesce a distorcere il senso della parola “patriota” e, di questi tempi e con tutto quello che passano ogni giorno i difensori ucraini ce ne vuole proprio. Copio/incollo il “Calenda pensiero”: “La vita di Alexei Navalny è stata la vita di un uomo libero, di un vero patriota“.
Siamo davvero convinti che Navalny, quello della “Crimea che non è un panino che si può restituire agli ucraini”, quello che ha definito i georgiani dei ratti durante l’invasione russa del 2008, sia un patriota e un martire da ricordare e che possa essere accomunato agli eroi e patrioti ucraini?
Parliamoci chiaro, Navalny non è mai stato un patriota, non ha mai ricercato la vera democrazia nella sua “russia felice”. Cercava soldi e potere e di soldi e potere ha sempre e solo parlato. Fine.
Navalny è stato sicuramente ucciso da putin, ma semplificare il concetto che la vittima di un assassinio di Stato in russia sia necessariamente un patriota è molto rischioso. Anche Prigozhin è stato a tutti gli effetti ammazzato dai russi su ordine di putin, dovremmo celebrare anche lui? In tal caso segnatevi la data del 23 Agosto, ricorreranno i tre anni dalla sua esplosione in stile supernova nei cieli russi.
Essere contro putin non ti trasforma automaticamente in un patriota, ti trasforma semplicemente in un suo rivale. Essere russo ed essere contro putin è un affare interno al cremlino, sono regolamenti di conti che somigliano più alle rivalità mafiose che ad una vera e propria lotta per la democrazia. Almeno circoscriviamo queste battaglie entro i confini della russia e lasciamole lì, perchè qualunque cosa esca dalla russia non può fare altro che infettare le nostre democrazie e le nostre vite.

Grande delusione, ennesima direi, anche da Pina Picierno. Dico ennesima perchè non ha mai nascosto le sue simpatie per Yulia Navalnaya nonostante le centinaia di castronerie dette dalla vedova russa. Come quando disse che “la Crimea è de facto russa” oppure quando chiese all’occidente di alleggerire le sanzioni ai poveri russi comuni. Come se al fronte ad uccidere, a stuprare, a mutilare e a radere al suolo intere città non ci fossero proprio i russi comuni, ma le èlite del cremlino.
La nostra Vice Presidente del Parlamento Europeo ha scritto: “Verrà il giorno in cui la Russia ritroverà libertà e stato di diritto. Quel giorno porterà anche il segno del sacrificio di Navalny“. No, Navalny non si è sacrificato. Navalny ha semplicemente fatto male i conti. E’ tornato in russia convinto anche lui di avere quei famosi “dieci milioni” di buoni russi pronti a scendere in piazza per tirarlo fuori dalle patrie galere. Spoiler: non è andata così.

Insomma, capiamoci bene, qui c’è un grosso cortocircuito di pensiero. Se le stesse persone che usano ogni giorno le parole “patriota” e “sacrificio” per i difensori ucraini cominciano ad usarle anche per un nazionalista russo allora qui c’è davvero qualcosa che non va. Manca del tutto l’empatia verso gli ucraini, manca la voglia di ascoltarli, manca il desiderio reale di essere dalla loro parte al cento per cento. Manca la voglia di non lasciarli davvero soli. E se davvero anche Calenda e Picierno (ma anche altri sia chiaro) cadono in questa trappola russa, allora posso dirvi cari ucraini “meglio soli che male accompagnati”.

A Kyiv per ricordare Navalny

Ma a tutto c’è rimedio, la speranza non muore mai, ma ci vorrebbe davvero un grande coraggio e convinzione nelle proprie idee.
Nei prossimi giorni, per la ricorrenza del 24 Febbraio Carlo Calenda sarà a Kyiv. In quell’occasione potrebbe cogliere la palla al balzo e ricordare davanti agli ucraini della capitale anche il sacrificio del “patriota Navalny” e vedere le reazioni. E vedere come ne esce. Se ne esce.
A parte gli scherzi sarebbe anche ora di chiudere il capitolo della vedovanza di Navalny, togliere il lutto dal braccio e tornare a pensare alle cose che contano. Tornare almeno a versare le lacrime per gli eroi veri, i caduti ucraini. E ricordarsi che gli ucraini, di lacrime per Navalny non ne hanno mai versate.

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