24 febbraio 2026 ucraina

Ci ho messo quattro anni per scrivere qualcosa sul 24 Febbraio

Ogni anno ci ho provato e ogni anno ci ho rinunciato. E’ estremamente difficile scrivere qualcosa di personale sul 24 Febbraio senza risultare patetici e scolastici e, onestamente, non so se neppure questa volta ci sia riuscito poi così bene. In fondo ho sempre sperato, come spero anche oggi, che questo possa essere l’ultimo 24 Febbraio così e che da domani non ci sarà più bisogno di parlarne e di confrontarsi con esso. Finora mi è andata molto male. E soprattutto bisogna essere cauti nel parlarne, perchè da quel giorno del 2022 troppe persone hanno perso troppo. C’è chi è scappato, c’è chi ha perso i propri cari, c’è chi non c’è più. Affrontare questi discorsi essendo rispettosi di tutto e di tutti non è mai facile, il rischio di sembrare patetici o, peggio, inutili è dietro l’angolo.

Il mio 24 Febbraio

Ma nonostante tutta questa premessa, forse un po’ paracula, devo riconoscere che c’è un me medesimo prima del 24 Febbraio 2022 e un me successivo al 24 Febbraio 2022. E questo so che come vale per me e vale anche per tanti di voi. Non giriamoci intorno, quel giorno il mondo che conoscevamo, con i suoi paradigmi che sembravano immutabili, è finito. E una parte di noi è finita con lui. Fa un certo effetto vedere così tante persone ancora oggi non essersene rese conto. Fa davvero impressione perchè noi che diritto o di rovescio, di sbieco o di traverso ne siamo coinvolti, spesso per sostenere le nostre tesi e gli ucraini sembriamo più dei candidati da TSO che delle persone informate sui fatti.
C’è un mondo prima e un mondo dopo e negarlo, come facciamo ostinatamente, è solo un modo per rimandare fino all’istante estremo le decisioni che sarebbero dovute essere prese almeno quattro anni fa e che ancora oggi si fa fatica a prendere. Anzi, che non si prendono proprio. Ma questo è un altro discorso.

Il 24 Febbraio ha tirato una riga netta nelle vite di tanti di noi, ci ha costretti a fare delle scelte, finalmente e forse per la prima volta nella nostra miserabile (fino ad allora) esistenza. Ha tirato una linea talmente netta che ha reso chiaramente visibile il confine tra l’umanità e la disumanità. E nella categoria dei disumani, forse esagerando un po’, non ci metto solo chi si sta opponendo alla nostra battaglia per soldi o per ideologie superate imparate quando si era più giovani, ci metto anche chi tra parenti e amici non ha saputo (o voluto) dimostrare un briciolo di empatia e ci ha lasciati soli. Chi è rimasto fermo ad aspettare che passasse la tempesta facendo finta di niente. Probabilmente tra questi ci sarei stato anche io se non avessi avuto una compagna in questo viaggio che alla fine già sapeva tutto e che ha avuto la pazienza di aspettare che cancellassi tutto (o quasi) quello che ero stato e che cominciassi anche io ad essere umano. Se quello che dico ogni tanto ha un senso sappiate che non è tutta farina del mio sacco.

Il mio 24 Febbraio è un giorno triste, un giorno che non vorrei mai vivere perchè mi porta alla mente le immagini dei primi giorni di invasione russa.
Ricordare le immagini delle madri che affidavano i propri bambini a parenti e amici su un treno che non si sapeva se e quando sarebbe arrivato a destinazione e senza sapere se li avrebbero più rivisti mi provoca ancora oggi un vuoto nello stomaco. E mi provoca anzi ancor più disagio oggi che sono diventato padre di una bellissima bambina dalla quale non vorrei mai separarmi e che desidero proteggere finchè avrò fiato in corpo. E mi chiedo, cosa avrei fatto io al loro posto? E perchè non è capitato a me? Quale merito ho avuto in tutto questo per non patire quella sofferenza e non aver dovuto fare quelle scelte?
Le immagini delle chilometriche marce nella neve e nel freddo di donne, anziani e bambini per mettersi in salvo dall’aggressione russa sono indelebili nella mia mente. Come lo sono i racconti di chi ha abbandonato la propria casa per rifugiarsi nell’Ovest, lasciando la propria vita passata da un giorno all’altro, lasciando quello che avevano costruito in un’esistenza intera.
Oppure le foto ed i video di chi con il proprio cane in spalla cercava rifugio dagli attacchi russi. Anche questa è umanità, anche questa è una lezione che gli ucraini ci hanno insegnato.
Il mio 24 Febbraio è un continuo carosello di immagini drammatiche che moltissime persone hanno dimenticato, perchè se ci tenessero davvero e se ricordassero quelle ore terribili oggi nessuno chiederebbe agli ucraini di firmare nessuna resa davanti al nemico, ma ci si impegnerebbe sempre di più per aiutarli a riprendersi ciò che è loro di diritto, di riprendersi le loro vite.

Ci sarebbe molto da dire per questo 24 Febbraio e sulla disumanità di molti che hanno dimenticato o a cui, più semplicemente, non è mai fregato niente. Ma ci vorrebbe un’opera enciclopedica per non dimenticare nessuna delle storture e delle offese che abbiamo fatto agli ucraini in questi quattro anni di guerra totale. Quindi finiamola qui, sperando che questa, finalmente, sia davvero l’ultima volta che ne parliamo.

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