militari ue in ucraina

Chi dice “No ai nostri militari in Ucraina” o mente o non ha capito niente

La corsa dei politici europei a smentire Macron sulla possibilità di coinvolgimento dei militari UE in un prossimo futuro in Ucraina è patetica e dannosa. Se non mentono a fini elettorali allora vuol dire che non hanno ancora capito nulla dei tempi che stanno vivendo. Temo che sia più vera la seconda ipotesi.

Il ravvedimento di Macron e il disagio degli italiani

Tajani forse si aspetta che l’ambasciatore russo in Italia si rechi al suo ministero in tenuta militare con tanto di sciabola e mostrine con la lettera della dichiarazione di guerra firmata da putin e chiusa con un sigillo in ceralacca?

Se Emmanuel Macron dopo le disgraziate parole su putin del 2022 (“non dobbiamo umiliarlo”) e dopo innumerevoli figuracce collezionate con il capomafia del cremlino sembra essersi ravveduto e aver intrapreso un percorso dignitoso sull’interventismo francese in Ucraina, sulla costituzione di una difesa comune europea e sulla deterrenza verso la russia, i suoi omologhi europei stanno facendo figure davvero pessime.
Oltre alla colossale e imperdonabile lentezza nella catena decisionale sulle forniture militari a Kyiv che ha macchiato le nostre mani con il sangue dei difensori ucraini (no, il problema non è stato solo quello degli USA, il problema siamo stati anche noi europei), ora ci si mettono con un puntiglio davvero odioso a smontare le idee del presidente francese. In prima linea ovviamente gli italiani, con il ministro degli esteri Tajani e il ministro della difesa Crosetto che all’unisono hanno dichiarato che “non siamo in guerra con la russia, no ai nostri militari in Ucraina”. Crosetto addirittura ha detto di non capire le parole di Macron, di non capire la loro finalità, di non capire perchè siano state dette dato che porterebbero ad un oggettivo innalzamento della tensione. Ma siamo seri? Ma mi racconti balle o te lo devo davvero spiegare? E poi quale altro innalzamento della tensione? Non è già ai massimi livelli?
E poi davvero, non siamo in guerra con la russia? Ma dai! Tajani forse si aspetta che l’ambasciatore russo in Italia si rechi al suo ministero in tenuta militare con tanto di sciabola e mostrine con la lettera della dichiarazione di guerra firmata da putin e chiusa con un sigillo in ceralacca? Non volano i missili sopra la nostra testa, certo, ma la guerra ibrida è già sul nostro territorio e le minacce russe di annientamento dell’occidente sono più vere che mai.
Capisco che in campagna elettorale per molti partiti mainstream l’Ucraina e la guerra in Europa siano argomenti tabù, un fastidio di cui parlare il meno possibile (lo capisco, e mi disgusta), ma fare la conta dei voti sulla pelle dei soldati ucraini che stanno difendendo l’Europa da oltre 800 giorni in condizioni disperate è cinico e criminale.

Dicesi deterrenza

ci stanno tremando le gambe di fronte ad uno stato terrorista in completo fallimento. Cosa aspettiamo a metterlo in ginocchio?

Le parole del presidente francese Macron, unitamente a quelle dei paesi baltici, servono principalmente per deterrenza. Capito Tajani? Capito Crosetto? D E T E R R E N Z A. Chi conosce meglio i russi, come i paesi est europei, sanno che non si può negoziare con loro. I russi possono comprendere solo la resa incondizionata di una delle due parti, o dell’Ucraina (e di conseguenza la nostra) o la loro. Dato che le politiche diplomatiche sono tutte miseramente fallite non ci resta che la politica della deterrenza, dimostrarci ancora una volta uniti e far capire al nemico che ogni sua ulteriore escalation in Ucraina potrà avere realmente delle conseguenze, non solo a parole. Come noi abbiamo una paura folle, pure troppa, che putin ci attacchi direttamente (e lo farà se l’Ucraina cadrà), anche i russi dovrebbero averne di noi. Finora si stanno facendo solo delle grasse risate alle nostre spalle.

Inoltre questo sarebbe proprio il momento giusto di agire in attesa che tutta la fornitura di armi americane arrivi all’esercito di Kyiv. Prendere almeno un po’ di tempo al nemico con azioni di deterrenza sarebbe il minimo che ci si possa aspettare da noi europei, soprattutto dopo che la debolezza economica della russia è uscita allo scoperto con i dati su Gazprom, affondata dalle sanzioni occidentali. Gazprom è la russia. Gazprom è l’unico indicatore reale del declino economico di mosca, l’unico dato certo che dimostra senza ombra di dubbio che ci stanno tremando le gambe di fronte ad uno stato terrorista in completo fallimento. Cosa aspettiamo a metterlo in ginocchio?

Bugie per gli elettori

Ora, sinceramente, alzate la testa e guardate le facce di chi vi sta intorno, di chi incontrate ogni giorno in metropolitana, di chi sta prendendo un aperitivo al bar della piazza, di chi sta facendo shopping al centro commerciale. Belli, pacioccosi e indifferenti a tutto. Voi vi fareste difendere da queste facce? Ecco, queste facce, belle o brutte che siano, sono il frutto dell’indifferenza politica, della negazione ad ogni costo dei pericoli, dell’aver appaltato la nostra sicurezza esclusivamente ai difensori ucraini, che stanno morendo per noi, mentre qui, alla fine, la vita prosegue e chi si è visto si è visto.

Negare il coinvolgimento di truppe europee in Ucraina è sicuramente anche una triste strategia elettorale per non turbare il povero elettorato che di guerra non ne vuole proprio sapere. Una strategia immorale e indecente. Non a caso le campagne elettorali dei partiti che nelle previsioni raccimoleranno più voti sono completamente svuotate dalla guerra in Ucraina. Non esiste. Come al solito le elezioni europee vengono viste in Italia solo come un sondaggio elettorale sui leader di partito, sembra che ancora non ci si sia arresi al fatto che le decisioni più importanti per il nostro futuro (ma anche per il presente) vengono prese là, a Strasburgo e a Bruxelles, e che qui da noi possiamo al massimo avere lo spazio di manovra per finanziare qualche bonus acchiappa voti oppure per asfaltare le strade di qualche città. Il resto deve essere fatto restando nei paletti indicati da Bruxelles. Anche questa miopia politica però avrà un costo: non stiamo preparando i cittadini italiani (ma anche gli Europei in generale dei paesi ad Ovest e Sud della Germania, Berlino compresa) ad uno scenario diverso, più cupo, più difficile, forse tragico. Se non interveniamo ora, se non azzanniamo la russia adesso che ancora si può, saremo noi a fare i conti con i missili di putin.

Un’ultima cosa ancora, fatemi un favore: alzate la testa e guardate le facce di chi vi sta intorno, di chi incontrate ogni giorno in metropolitana, di chi sta prendendo un aperitivo al bar della piazza, di chi sta facendo shopping al centro commerciale. Belli, pacioccosi e indifferenti a tutto. Voi vi fareste difendere da queste facce (funziona anche guardandosi allo specchio)? Ecco, queste facce, la mia, la tua, belle o brutte che siano, sono il frutto dell’indifferenza politica, della negazione ad ogni costo dei pericoli, dell’aver appaltato la nostra sicurezza esclusivamente ai difensori ucraini che stanno morendo per noi, mentre qui, alla fine, la vita prosegue e chi si è visto si è visto.

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