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Il made in Italy (legale) per gli stivali dell’esercito russo

Una piccola storia triste ma emblematica su come dopo quasi due anni di guerra in Ucraina, con migliaia di crimini di guerra accertati, un mandato di arresto spiccato verso il presidente della federazione russa putin dalla Corte Penale Internazionale e intere città rase al suolo, aziende europee (in questo caso italiane e tedesche) continuino legalmente a rifornire la macchina da guerra russa.

Conceria Cervinia SPA, il Made in Italy per gli stivali dell'esercito russo

Trap Aggressor boots
Alcune delle prove recuperate dai giornalisti di Trap Aggressor per risalire ai produttori degli stivali militari russi

Il Kyiv Independent ha pubblicato un articolo basandosi su un’inchiesta effettuata da Trap Aggressor nella quale sono state evidenziati gli ordini ricevuti nel 2023 (quindi molto dopo l’inizio della guerra, difficile che questo dettaglio sia stato dimenticato…) da diverse aziende russe collegate direttamente con l’esercito del cremlino per la fornitura di calzature militari.
Nello specifico si tratta dell’italiana Conceria Cervinia SPA e delle tedesche Belintertrans Germany Gmbh e Neuhaus Gmbh.
I giornalisti di Trap Aggressor hanno infatti analizzato direttamente sul campo di battaglia i materiali delle calzature abbandonate dai soldati russi caduti o catturati per risalire fino alla sorgente di ogni componente. Una volta individuate le aziende russe produttrici di questi stivali hanno analizzato la loro base commerciale e gli acquisti per arrivare a scoprire quali compagnie europee erano coinvolte.

Il caso dell'italiana Conceria Cervinia SPA e la russa Faraday

Faraday sito web russia
Il sito web russo dell’azienda Faraday lascia poco spazio all’immaginazione sull’ambito in cui saranno utilizzati i suoi prodotti…

Nel caso di Conceria Cervinia SPA si parla di ordini per oltre 1,7 milioni di dollari in pelletteria e articoli vari da parte dell’azienda russa Faraday.
Faraday ha nel suo core business proprio la realizzazione di stivali militari e ha ricevuto diverse commesse dal ministero della difesa russo nel 2023 (su Clear Spending potete trovare il dettaglio di questi ordini). Se si poteva anche non sapere degli ordini ricevuti per la fornitura diretta per i militari russi impegnati in Ucraina, è comunque difficile non associare Faraday con le fornitura per l’esercito di mosca. Un’azienda russa che produce dichiaratamente stivali militari difficilmente venderà i suoi prodotti a organizzazioni non governative per i diritti umani.
E se proprio vogliamo credere che sia stata una svista è sufficiente guardare il sito web di Faraday, dove viene tutto esplicitato e la grafica predominante è quella mimetica dell’esercito.

Tutto poco etico, però tutto molto legale

L’Unione Europea ha avuto poca lungimiranza perchè la base di ogni guerra è un esercito ben attrezzato anche dal punto di vista della divisa militare

L’unica cosa che però ci resta da fare è solo la possibilità di indignarsi, perchè Conceria Cervinia SPA non sta in nessun modo violando alcun regolamento ed il suo commercio con Faraday in russia è assolutamente legale. Infatti le sanzioni europee non colpiscono (per ora) gomma per le suole, pelli e altri materiali per la realizzazione di abbigliamento che, ipoteticamente, dovrebbero essere utilizzati solo nella produzione di beni in ambito civile. In questo caso l’Unione Europea ha avuto poca lungimiranza perchè la base di ogni guerra è un esercito ben attrezzato anche dal punto di vista della divisa militare.

Inoltre Faraday è un’azienda effettivamente sotto sanzioni, ma solo da parte dell’Ucraina, quindi qualunque azienda europea potrebbe commerciare con loro. L’Unione Europea infatti non ha ancora posto sotto sanzioni nessuna impresa russa di calzature, anche se con tutte le evidenze molto vicina all’esercito invasore russo.
Il sistema di sanzioni europee non è certo perfetto, lo abbiamo visto in questi mesi di guerra dove le triangolazioni con paesi terzi hanno permesso comunque a beni vietati di giungere in russia (i russi a quanto pare profondono tanto impegno in queste cose quanto non facciano invece per rendere la loro società moderna e civile, ma se sono contenti loro…). 

Commerciare con la russia equivale a prolungare la guerra in Ucraina

Dopo l’Ucraina toccherà a noi avere i tank russi nelle nostre belle strade asfaltate. Saremo noi ad avere le case distrutte, saremo noi a perdere ogni cosa

Esiste però un dato di fatto, ovvero continuare, anche in modo legale, a fare affari con il cremlino può solo estendere la durata della guerra.
Tutti gli stati liberi e democratici dell’occidente (e non solo) hanno imposto sanzioni più o meno severe alla russia per ritirarsi dall’Ucraina e per scoraggiarla a mettere in atto i suoi deliranti propositi di sovversione dell’ordine mondiale attraverso la violenza. Se noi occidentali, sia nei panni di privati cittadini o di imprese commerciali, non sosteniamo i nostri diritti e non mettiamo l’etica davanti al profitto, allora dopo l’Ucraina toccherà a noi avere i tank russi nelle nostre belle strade asfaltate. Saremo noi ad avere le case distrutte, saremo noi a perdere ogni cosa.
Dobbiamo renderci conto che l’invasione russa in Ucraina ha cambiato tutto il nostro mondo, anche dal punto di vista del business, non capirlo oggi non è un semplice segno di indifferenza, ma è un modo vero e proprio di schierarsi.

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