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Fateci sognare: Draghi presidente della Commissione Europea

Lo so, sono solo voci raccolte qua e là. Una dichiarazione su un quotidiano, un flash su un altro sito, una smentita da quall’altro media. Lo so che quando fai un sogno troppo bello per essere vero al risveglio poi ci rimani parecchio male. Lo so, lo so, lo so. Però fateci sognare, Mario Draghi come presidente della Commissione Europea sarebbe il migliore eroe a cui contrapporre il villain putin, soprattutto dopo il disimpegno USA.

Ho un sogno per la testa

Questa cosa mi gira in testa da quando Matteo Renzi ha detto che Italia Viva non supporterà la ricandidatura di Ursula Von der Leyen alla presidenza della commissione UE. Perchè lo avrebbe detto? Renzi, piaccia o meno, negli anni ha dimostrato di essere il politico italiano più europeo e moderno di tutti, se nel 2021 ci siamo liberati di Vladimir Conte come Presidente del Consiglio, lo dobbiamo a lui. Ma non voglio parlare di Renzi, non ora, tantomeno di Conte. Oggi voglio parlare di sogni mostruosamente proibiti.
Forse è triste doverci aggrappare all’ottantenne Joe Biden e al settantaseienne Mario Draghi come speranza per un futuro migliore, ma questo abbiamo e da questo dobbiamo cercare di cavare fuori il risultato migliore, incrociando le dita che le elezioni USA non vengano vinte da putin (sì avete letto bene, putin) e in attesa che Emmanuel Macron diventi finalmente un ometto. Se tra qualche anno ci diranno che dietro le parole del presidente francese sulla possibilità di schierare militari europei in Ucraina c’è dietro un sussurro all’orecchio del Marione nazionale non rimarrei affatto sorpreso.

Draghi tra i tanti meriti ha indubbiamente quello di aver tenuto sempre la barra a dritta sulla russia di putin fin dal discorso di insediamento a Palazzo Chigi: “L’Italia si adopererà per alimentare meccanismi di dialogo con la Federazione Russa. Seguiamo con preoccupazione ciò che sta accadendo in questo e in altri paesi dove i diritti dei cittadini sono spesso violati. Seguiamo anche con preoccupazione l’aumento delle tensioni in Asia intorno alla Cina.” Quale altro leader mondiale ha chiaramente accusato la russia di violare i diritti civili nel suo discorso di insediamento? Era il 17 Febbraio 2021, nessuno ancora in Italia vedeva putin come questa grande minaccia, nonostante lo fosse già da un pezzo, tutt’al più lo associavano al lettone di casa Berlusconi. Persino oggi per molti politici/giornalisti/opinionisti/clown non è una minaccia, figuratevi tre anni fa in piena emergenza COVID con un governo di estimatori dello Sputnik V.

Ci sono un italiano, un francese e un tedesco su un treno

Non a caso è già stato rivelato da innumerevoli fonti che fu proprio grazie alla guida di Draghi se l’Europa ha accelerato sugli aiuti all’Ucraina nei primi mesi di guerra su vasta scala e se le sanzioni dell’Unione Europea sono state di questa portata e hanno investito come un treno il settore bancario russo. Fu proprio il Financial Times a rilevare che è grazie a SuperMario se i famosi 300 miliardi di dollari di riserve russe nelle banche europee furono congelati e chissà se con lui ancora in gioco tutto quel ben di Dio non sarebbe già stato convertito in aiuti militari a Kyiv. Intanto che stiamo componendo il suo elogio fateci esagerare, attribuiamogli anche miracoli non compiuti ma che sarebbero potuti esserlo.

L’altro “miracolo” dell’ex Presidente del Consiglio italiano fu il viaggio in treno in visita a Zelensky con Macron e Scholz, fino ad allora titubanti su ogni mossa. Un francese, un tedesco e un italiano non è l’inizio di una barzelletta, ma è stato l’inizio di un ampliamento al supporto dell’Europa a Kyiv, un segno di compattezza europea sulla questione ucraina ad uso e consumo dei vertici della federazione russa che contavano su un Europa divisa. Senza Draghi non credo che sarebbe avvenuto questo storico viaggio. Ricordiamo che Macron era colui che “non voleva umiliare putin” e Scholz il capo di governo che fece inviare cinque mila elmetti anzichè armamenti alla vigilia dell’invasione su vasta scala russa, quando ormai tutti sapevano tutto. Quella visita è stata un elemento di rottura politico, l’impegno concreto di un intero continente nel supporto all’alleato aggredito. Fu il primo passo verso l’apertura del dialogo per anticipare l’ingresso dell’Ucraina nel’Unione Europea, ipotesi fino ad allora lontana anni luce dalla realtà e, se oggi l’Ucraina è ufficialmente candidata a farne parte, lo dobbiamo proprio a lui, a Mr Draghi. Le sue parole pronunciate a Montecitorio a un mese dall’inizio dell’invasione russa sono inequivocabili: “Nelle scorse settimane è stato sottolineato come il processo di ingresso nell’Unione Europea sia lungo, fatto di riforme necessarie a garantire un’integrazione funzionante. Voglio dire al Presidente Zelensky che l’Italia è al fianco dell’Ucraina in questo processo: l’Italia vuole l’Ucraina nell’Unione Europea“. Era il 22 Marzo 2022. Ancora oggi, due anni dopo, ci sono politici che mettono in discussione l’entrata in UE di Kyiv, e anche peggio.

Whatever it takes per l'Ucraina

Le elezioni europee di Giugno 2024 saranno cruciali, c’è in ballo il nostro futuro. Dobbiamo votare per l’Europa, dobbiamo votare per l’Ucraina. Quello che sarà il post Ursula Von der Leyen non sarà casuale, ma sarà il frutto delle nostre scelte. E il frutto delle nostre scelte avrà questa volta ripercussioni dirette e dirompenti. Se la composizione politica della nuova Unione Europea partorirà un presidente come Mario Draghi non sarà un caso, non sarà un regalo o chissà cosa, sarà merito del nostro voto. Quindi drizzate le antenne e da qui a Giugno informatevi il più possibile. Perchè all’Ucraina serve l’eroe che finora non abbiamo avuto, l’eroe capace di dire “Per la vittoria dell’Ucraina, whatever it takes!”.

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