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Stoltenberg e Macron stanno cambiando il linguaggio della guerra. Finalmente.

Se fino a poco tempo lamentavamo la necessità di modificare il linguaggio e la narrazione occidentale sulla guerra in Ucraina, Stoltenberg e Macron sembrano averci ascoltato. Ora cambia tutto, con buona pace dei filorussi più o meno espliciti e dei pigroni che non vogliono mai cambiare niente per non dover scoprire che il mondo che hanno conosciuto prima di addormentarsi non esiste più.

Il "mondo prima" non esiste più

Macron resterà per sempre il presidente che non voleva umiliare putin. E’ un’etichetta marchiata a fuoco sulla sua fronte con queste oscene e poco lungimiranti parole, ma chi tra noi luminosi figli della diplomazia occidentale in quei giorni ha davvero avuto il coraggio di disconoscere quelle sue parole? Solo pochi e illuminati eletti possono dirlo e, purtroppo, non io. Ma non facciamo adesso l’errore di guardare sempre al passato, per quello ci sono già i vari fascisti più o meno espliciti e gli elefanti della politica e dell’opinione che ci pensano con morbosità. No, qui dobbiamo essere sinceri e dare il merito a chi ce l’ha: il segretario della NATO Stoltenberg e il presidente francese Macron hanno raccolto i suggerimenti di chi ne sa più di loro, dei loro colleghi baltici e scandinavi, e li stanno importando qui da noi, tra i big del G7 che fino ad ora hanno sonnecchiato pensando che, come al solito, la nottata sarebbe passata e si sarebbe tornati al “mondo prima” (prima ovviamente del 24 Febbraio 2022). Ma il “mondo prima” non esiste più, dobbiamo farcene una ragione. Le certezze che davamo per scontate sono evaporate, la diplomazia ha perso efficacia e abbiamo riscoperto (perchè alla fine lo sapevamo già) che i dittatori e i regimi autocratici una volta sottomesso il proprio popolo per sopravvivere sono obbligati a chiedere un pegno di sangue fuori dai loro confini. Ora tocca all’Ucraina, ma i suoi confini non sono infiniti e, prepariamoci, oltre l’oblast di Lviv e la Transcarpazia ci siamo proprio noi europei.
E allora bravo Macron e bravo Stoltenberg che hanno avuto il coraggio di rompere gli schemi del linguaggio, di lanciare nuovi concetti in pasto ai media e alla politica. Ventilare l’ipotesi di mandare sul campo truppe NATO prima e ora di permettere agli ucraini di colpire con armi occidentali la russia non significa che domani ci sarà una mobilitazione generale in Unione Europea. Non ancora almeno. Significa aver capito prima degli altri (ma sempre troppo tardi) che la strategia adottata finora non sta più dando frutti, che è nuovamente cambiato tutto e che anche noi dobbiamo adattarci. E poi, come sempre, dopo i primi “bla bla bla” di scherno e diniego, tutti si adegueranno. Perchè le cose giuste, in fondo, è stupido non seguirle.

Cambio di linguaggio: sì all'interventismo

Non è più sufficiente gridare nelle piazze “Slava Ukraini”, che tanto ci avrebbero pensato loro, gli ucraini. No questo non basta più. La guerra si evolve, cambiano tattiche, il nemico si riorganizza, mutano gli scenari. Il nuovo linguaggio della guerra in Ucraina che stavamo cercando lo abbiamo trovato, è quello di un sempre più possibile interventismo che, guarda che caso, i paesi del fianco Est della NATO predicano, inascoltati, già da parecchio tempo.
Il nuovo linguaggio è quello di una nuova postura bellica dell’occidente. E’ la ricerca di nuovi metodi di deterrenza. E’ il dinamismo e la capacità di adattarsi di USA e UE che può fare andare in tilt la russia, come successe nei primi mesi di invasione del 2022 quando putin rimase impantanato perchè non si aspettava una reazione così unitaria dell’intero mondo libero. In quei giorni i paesi occidentali si sono svegliati dal loro decennale pisolino ancora con l’impronta del cuscino sul volto, così, di botto e inaspettatamente. Hanno appunto cambiato il loro linguaggio e iniziato a modificare i loro schemi diplomatici. Oggi sono le parole di Stoltenberg, Macron e a ruota degli altri leader prima titubanti a far tremare le vene ai mafiosi del cremlino e le dichiarazioni schizoidi e sempre più caotiche dei buffoni e alcolizzati della corte moscovita sono un chiaro segno che non si aspettavano un nuovo risveglio della NATO che la loro propaganda dava ormai per finita e da smembrare, come dice qualcuno anche qui da noi in Italia per raccattare il voto di qualche disperato dell’ultimo minuto.

I vecchi libri da aggiornare

Abbiamo però un’intera generazione di studiosi, burocrati, giornalisti, politici, politologi e diplomatici vari cresciuti con quintalate di libri sulla teoria del mondo, sullo scibile e l’indivisibile, basati sul “mondo prima”, basati su sfide che sono già state vinte o che sono già state perse e a cui andrebbe strappato il capitolo finale, quello delle conclusioni. Le conclusioni le dobbiamo scrivere oggi noi, dobbiamo elaborare i concetti passati e teorizzarne di nuovi adattandoli ad un mondo in guerra. Che ci piaccia o no.
Nell’ultima pagina dei libri di studio di politologia, di geopolitica e sui manuali su “come andrebbero fatte le cose per bene” scriverei: ora che avete letto e studiato ogni tecnica e teoria applicabile, abbiate il coraggio di rompere gli schemi, abbiate il coraggio di cambiare e di adattarvi perchè il mondo ipotizzato alla prima pagina di questo libro, una volta giunti al capitolo finale, è già cambiato almeno quattordici volte.

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