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Bizzarro, il destino dell’Ucraina sarà deciso senza che si parli di Ucraina

Ovvero come l’occidente cerca di schiantarsi consapevolmente a 200 km/h contro un muro con il sorriso in volto.

Nelle campagne elettorali 2024 in USA e Unione Europea si parla delle solite cose, ma non di Ucraina

Partiamo da un fatto: il destino dell’Ucraina e del supporto occidentale nella difesa della sua libertà si deciderà nelle elezioni presidenziali USA e in quelle per il rinnovo del parlamento EU del 2024. Continuiamo con un altro fatto: il destino di Unione Europea e USA si deciderà invece con l’esito della guerra in Ucraina.
Questi due fatti per logica sembrano essere saldati insieme, ma nella realtà delle cose non possono essere purtroppo più equidistanti di così, quasi che il tema centrale di questo secolo che ha sconvolto gli apparentemente inamovibili equilibri del mondo sia un argomento di vergogna (e un po’ lo è), scomodo e da evitare per non sembrarne troppo coinvolti. Se non ne guardo in quella direzione vuol dire che il problema in realtà non esiste e non vale la pena discuterne.
Inoltre lo sappiamo, da sempre il consenso elettorale si ottiene parlando di economia domestica, compatendo qualche fannullone e accontentando qualche lobby con dei privilegi acquisiti cinquant’anni fa e che oggi sono a dir poco anacronistici. Perchè cambiare proprio ora che stiamo camminando sul baratro del disastro totale?

In USA la campagna elettorale si gioca sulla politica interna

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L’unico momento durante il comizio di Houston in cui Trump pronuncia la parola “Ucraina”

I temi trattati in oltre un’ora e mezza di discorso non sono stati poi tanti e quasi tutti erano rivolti al passato, come se in questi ultimi tre anni nulla fosse successo. Come se il futuro fosse un argomento da non affrontare, una cosa lontana e a cui è meglio non guardare.

Ci siamo voluti fare del male gratuitamente e abbiamo deciso di ascoltare il comizio di Donald Trump a Houston nella sua corsa senza ostacoli allo status di candidato repubblicano per le elezioni presidenziali USA del 2024.
I temi trattati in oltre un’ora e mezza di discorso non sono stati poi tanti e quasi tutti erano rivolti al passato, come se in questi ultimi tre anni nulla fosse successo. Come se il futuro fosse un argomento da non affrontare, una cosa lontana e a cui è meglio non guardare.
Tra critiche a Obama (che ormai non è più alla Casa Bianca da oltre sette anni) e critiche al Presidente Biden, l’argomento principale su cui si è basata la strategia comunicativa di Trump è stato ancora una volta il problema dell’immigrazione, specialmente dal Messico. Sembrano davvero i temi della campagna elettorale del 2016, degli evergreen a cui i supporter repubblicani sembrano ancora legati.
E di Ucraina se ne è parlato? Ovviamente no. L’invasione russa in Ucraina non è stata mai menzionata, se non in un elenco di problemi internazionali stilato negli ultimi tre minuti sui circa novantacinque di comizio. “Guardate grazie a Biden cosa sta succedendo in Ucraina”. Fine. Stop. Dai repubblicani USA questo è tutto.

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Probabilmente anche il Presidente Joe Biden in corsa per la sua rielezione alla Casa Bianca sarà costretto a concentrarsi su questi argomenti a discapito di quelli geopolitici, soprattutto negli “swing state” dove nei primi sondaggi Trump sembra partire avvantaggiato.

Le elezioni in Unione Europea si combattono solo su immigrazione e protezionismo

Difendiamo i nostri confini e proteggiamo le nostre eccellenze. Dimenticando però che facciamo tutti parte di un’unione di stati europei e i nostri confini vanno dal Sud del Portogallo al Nord della Finlandia e che le nostre eccellenze sono globali, non territoriali

Se pensavate che in Unione Europea il tema principale fosse il sostegno all’Ucraina e la difesa comune dall’imperialismo russo avendolo alle porte, allora vi stavate sbagliando di grosso.
A parte i paesi di confine dell’ex blocco sovietico come Lituania, Estonia, Finlandia e Polonia, altrove l’Ucraina sembra essere uscita dall’agenda politica da presentare agli elettori. Nei paesi mediterranei, Italia in testa, le elezioni europee saranno principalmente una riedizione delle ultime politiche dove si parlerà dei soliti problemi tanto cari all’elettorato. Immigrazione e protezionismo. Difendiamo i nostri confini e proteggiamo le nostre eccellenze. Dimenticando però che facciamo tutti parte di un’unione di stati europei e i nostri confini vanno dal Sud del Portogallo al Nord della Finlandia e che le nostre eccellenze sono globali, non territoriali.
Forse, e diciamo forse, verrà sfiorato con le solite terrificanti ambiguità il conflitto tra Israele ed il gruppo terroristico di hamas, come se le due guerre in corso (Ucraina e Israele) fossero però totalmente scollegate tra loro. Ma non è detto che poi sia così fondamentale parlarne.
Il dibattito sull’immigrazione che tanto piace poi ai partiti di destra di Italia, Francia e Germania si capisce già da subito che non avrà alcuna base geopolitica, come se l’ingerenza russa in tal senso non esistesse, come se le migliaia di rifugiati siriani e afghani che premono ai confini dell’Unione Europea siano spinti fin qui dal vento invece che da un progetto di destabilizzazione portato avanti dalla russia.

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Come ci difenderemo dalla propaganda russa?

L’Ucraina non potrà difenderci per sempre

Nonostante tutte le evidenze sul pesante intervento della propaganda russa in occidente, tutti sanno che c’è e nessuno fa niente, la stiamo subendo passivamente, quasi con fatalità.
Proprio gli investimenti dei russi in questo campo hanno di recente permesso all’olandese Geert Wilders (noto amico del cremlino) di vincere le elezioni parlamentari del suo paese. Anche in Olanda di cosa si è parlato? Di Ucraina? Di russia? Ovviamente no. Immigrazione e una forte posizione anti islamista. Di Ucraina si è solo accennato in modo ambiguo, esattamente come nel resto d’Europa. Staremo a vedere.

Torniamo alla propaganda russa. Perchè non se ne parla? Perchè non esistono programmi seri e ben sponsorizzati da parte dei governi dei paesi membri dell’Unione Europea? Capiamo che gli elettori non vogliano essere turbati, ma in questo modo ci stiamo consegnando con le mani legati alla russia. Le prove dell’interferenza russa in occidente sono evidenti, parlarne non sarebbe un peccato o un azzardo, ma un’arma per difendere i nostri valori, la nostra libertà e la nostra democrazia. L’Ucraina non potrà difenderci per sempre. Ora dobbiamo fare noi qualcosa per loro, non beneficenza, quella l’abbiamo fatta e non sarà un problema farla, ma un progetto serio di integrazione, di sostegno continuativo, un’evoluzione del nostro supporto che sia una vera rivoluzione culturale, per noi e per gli ucraini.