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Volodymir Zelensky, il presidente eroe che non ci meritiamo

Piccolo ma sincero elogio a Volodymir Zelensky, simbolo della resistenza all’inferno russo, l’eroe che troppo spesso non siamo in grado di meritare. Forse per malafede o per invidia o per stupidità. Scegliete voi.

Un presidente nella bufera nonostante tutto quello che ha fatto

Davvero troppo spesso ci sentiamo dire “Eh ma anche Zelensky ha le sue colpe…”. Questo è inaccettabile, è ora di finirla.

volodymir zelensky cover time
La copertina del Time dove Zelensky è nominato “Person of the year”. Sembra passato un secolo.

Non è passato nemmeno un anno dalla copertina del Time che raffigurava il presidente ucraino Volodymir Zelensky come “Person of the year” simbolo di lotta e resistenza alla sanguinaria volontà del criminale internazionale putin di spazzare via per sempre dalle cartine geografiche l’Ucraina. Neppure un anno ed eccoci qui a dover difendere da critiche, allusioni e bestialità varie chi ha difeso in modo instancabile il suo popolo (e noi occidentali tutti).

La narrazione della visione del presidente Zelensky è cambiata dall’oggi al domani, più precisamente dal 7 Ottobre 2023, quando l’attacco terroristico di Hamas a Israele ha spostato tutta l’attenzione mediatica sul Medio Oriente, lasciando tempo e spazio ai suoi detrattori di riprendere fiato e cominciare con gli attacchi alla sua figura. Il lavoro senza sosta della propaganda russa in occidente (ma anche all’interno dell’Ucraina) ha messo nel mirino colui che fino a poco fa sembrava destinato a diventare uno dei personaggi più influenti della storia moderna, e giornalisti, commentatori, analisti e semplici lettori stanno cadendo in pieno in questa trappola, dimenticando tutto quello che fatto e il suo impegno senza sosta nel tenere in piedi un paese sotto il fuoco dell’artiglieria russa. Davvero troppo spesso ci sentiamo dire “Eh ma anche Zelensky ha le sue colpe…”. Questo è inaccettabile, è ora di finirla.

La propaganda russa, lo sappiamo, è sempre in movimento, cambia e si trasforma a seconda degli scopi che vuole raggiungere. E’ capillare e si è insinuata in ogni angolo della società, in quasi ogni media informativo e, già da anni, nella politica internazionale. E’ importante ricordarlo sempre, perchè se non partiamo da questo presupposto allora nulla ha più senso e noi, un senso nelle cose dobbiamo pur trovarlo per continuare a sperare in un futuro migliore.
La disinformazione del cremlino ora sta colpendo pesantemente la leadership ucraina per screditarla e Zelensky è l’obbiettivo principale di questa campagna.

Abbiamo già dimenticato

Viviamo nella ricca società degli smemorati, di quelli che non hanno studiato la storia e la reinterpretano secondo i loro interessi, di quelli che non leggono più di due righe di un articolo (quando non si fermano al titolo), di quelli che un avvenimento successo due giorni fa è già vecchio e va cancellato dalla memoria per fare spazio ad altro.

Zelensky in visita a Bakhmut
Il presidente Zelensky in visita alle truppe sul fronte di Bakhmut. Lui era lì, gli altri dov’erano?

Una società civile che ha dimenticato le immagini dei primi giorni di assedio russo alle città ucraine (e a cui non interessano gli assedi di Bakhmut o Avdiivka, tanto scene simili le abbiamo già viste mille volte), ha dimenticato i milioni di sfollati in coda al freddo sotto la neve, anziani, donne e bambini in fuga dai bombardamenti criminali dei terroristi russi. Abbiamo già relegato in un angolo della nostra memoria i massacri di Bucha, Irpin, Mariupol. Non ci interessano più le fosse comuni, i civili violentati o i bambini rapiti.
Se questo è il modo di pensare del nostro occidente ricco e industrializzato, figuriamoci cosa ci può importare di Zelensky e di cosa ha fatto e di cosa sta continuando a fare per la sua Ucraina.
E’ più facile concentrarsi su una fake news piuttosto che ricordare come il presidente Zelensky sia riuscito in pochissimo tempo a convogliare sull’Ucraina gli aiuti di tutto il mondo libero. Di come sia stato in grado di dare forza e unità a milioni di ucraini con le sue parole e con i suoi gesti e di quanto tutto questo gli sia costato a livello personale.
Abbiamo forse dimenticato che nella battaglia per Kyiv del 2022 lui ha preferito non scappare restando nei palazzi del governo della capitale per non far crollare l’intero stato ucraino nei tre giorni previsti dal blitzkrieg russo? Chi altri lo avrebbe fatto tra i nostri leader occidentali? Chi avrebbe messo a repentaglio la propria vita e quella della propria famiglia? Aggiungiamo che non solo è rimasto a Kyiv, ma giorno dopo giorno ha dato prova di coraggio mettendoci la faccia, visitando le truppe al fronte, scendendo nei rifugi a incontrare i civili al riparo dai missili russi, trasmettendo a tutti fiducia e sicurezza nella vittoria. Pur essendo sempre nel mirino dei killer del cremlino. Un rischio pazzesco, ma fondamentale per dimostrare al suo popolo che il governo non li ha abbandonati.
Ancora oggi è costretto ad affrontare instancabilmente l’opinione pubblica mondiale ogni santo giorno davanti a televisioni e parlamenti cercando di spiegare per l’ennesima volta che l’Ucraina è il paese aggredito e la Russia il terrificante invasore che ha trasformato in cimiteri intere città, che no gli ucraini non stavano massacrando i russofoni in Donetsk e Luhansk, che i russi non sono venuti a liberare la popolazione del Donbas ma sono entrati con i tank nelle città sparando a vista ai civili indifesi e mirando direttamente a scuole, ospedali e centri commerciali. Due anni di massacri non ci hanno ancora convinti? Di cosa abbiamo ancora bisogno?

L’infaticabile lavoro di Zelensky è anche a nostro beneficio che stiamo al caldo riparati da freddo e bombe. Se cade l’Ucraina, presto cadremo anche noi. Se non ricacciamo indietro i macellai del cremlino dentro i loro confini, nel giro di pochi mesi o anni saranno alle nostre porte con centinaia di migliaia di truppe. Ma tutti questi punti non dovrebbero essere già stati assimilati dal mondo intero ad inizio guerra? Dobbiamo per forza far perdere a Zelensky del tempo per venircelo a ricordare ancora oggi? Dobbiamo davvero gettare ogni giorno ombre su di lui solo perchè sta avendo il coraggio di resistere a putin e noi probabilmente non lo avremmo avuto? Evidentemente sì.

Ogni tanto bisognerebbe ammettere di aver sbagliato

Ci immaginiamo la vita di Zelensky come il film “Groundhog Day” di Bill Murray, dove il protagonista rivive all’infinito la stessa giornata bloccato in un loop temporale. Solo che questo non è un film, ma una tragica realtà e questo loop va interrotto il prima possibile.

L’ascesa di Zelensky in politica è stata sicuramente controversa, in Unione Europea e negli USA imperversavano (e imperversano tuttora) i peggiori populismi. Trump negli USA, il Movimento 5 Stelle e la Lega di Salvini in Italia, il Front National di Marine Le Pen in Francia. Solo per citarne alcuni, per non parlar di Brexit. E tutti avevano e hanno un denominatore comune: il sostegno più o meno nascosto al criminale internazionale putin.
Era logico pensare che Zelensky fosse un altro esponente di questo populismo, le premesse non erano certo ottimali. CI ERAVAMO SBAGLIATI. Dobbiamo avere il coraggio di ammettere i nostri errori, nessuno è infallibile, anzi. Nonostante ci crediamo tutti superuomini che non sbagliano mai, la verità è ben diversa: viviamo di errori e ogni tanto ne riusciamo a dire una giusta. Facciamo pace con noi stessi e ammettiamolo, solo così potremmo ricominciare a vedere le cose come stanno realmente. Non è una vergogna.

Volodymir Zelensky ci ha fatto ricredere, ha preso per mano un paese alla deriva dopo gli anni di Yanukovich e Poroshenko e lo sta guidando con fermezza tra impensabili difficoltà all’interno di un genocidio verso il popolo ucraino da parte dei russi. Ogni giorno dal 24 Febbraio 2022 ha incontrato leader e associazioni di tutto il mondo per costruire quelle relazioni internazionali che i suoi predecessori avevano invece distrutto. Un impegno che lo ha portato in tutto il mondo per tenere sempre la guardia alzata sull’Ucraina, per ottenere quegli aiuti militari che troppo spesso sono stati negati a Kyiv. Quanto deve essere difficile ogni giorno svegliarsi e ripetere le solite cose alle solite persone? Ripetere ai leader dell’occidente che con la russia non si può trattare e che il momento di agire è questo. Domani sarà troppo tardi. Ci immaginiamo la vita di Zelensky come il film “Groundhog Day” di Bill Murray, dove il protagonista rivive all’infinito la stessa giornata bloccato in un loop temporale. Solo che questo non è un film, ma una tragica realtà e questo loop va interrotto il prima possibile.

Non ha bisogno delle critiche da salotto di noi europei. Non ha bisogno che ogni suo errore (perchè ne commette anche lui) sia evidenziato come una macchia indelebile che metta a repentaglio la sua credibilità. Non ha bisogno di spiegare che no, le elezioni in tempo di guerra non si possono proprio fare per motivi sia di sicurezza sia perchè sarebbe incostituzionale e non per una deriva dittatoriale del suo governo. Notate che in concomitanza con le pressioni occidentali verso l’organizzazione delle elezioni in Ucraina il cremlino ha dato ordine a tutti i media russi di cominciare a chiamare “regime” il governo ucraino. Dobbiamo essere proprio scemi a cascarci in pieno in queste cose.

Credere nella libertà e in chi la difende

un giorno potremmo svegliarci e aver perso tutto.

E’ assurdo essere qui a difendere il presidente di un paese che con un esercito praticamente disarmato è riuscito a tenere testa all’armata russa e ai suoi vari gruppi mercenari mandati al macello in Ucraina.
Una figura come Volodymir Zelensky in occidente non possiamo nemmeno sperare di sognarcela. Un presidente che sta sacrificando i migliori anni della sua vita per respingere le tenebre russe dall’Ucraina e dalla nostra Unione Europea.

Crediamo nella nostra libertà e nella nostra democrazia, ma apriamo gli occhi: un giorno potremmo svegliarci e aver perso tutto. A quel punto non ci sarà più nessun Zelensky a combattere per noi.

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